Nella cantina 20 bici e 100 pezzi di ricambio ma l’imputato è assolto
REGGIO EMILIA. Rimane un enigma e senza un colpevole quanto d’illegale era stato trovato il 3 settembre 2016 in una cantina del palazzo che si trova in viale Isonzo al civico 30.
Stiamo alludendo alla bellezza di una ventina di biciclette e un centinaio di pezzi di ricambio fra telai, carter, ruote, portapacchi, selle, cerchi per le ruote, copertoni, manubri e parafanghi. Gli agenti avevano dovuto troncare il lucchetto con cui la cantina era chiusa, comunque all’operazione era presente chi poi è finito nei guai, cioè il disoccupato georgiano 37enne Daviti Chogovadze, accusato di ricettazione e riciclaggio.
Ieri l’udienza decisiva. «L'attribuzione di un'attività di riciclaggio all’imputato è dubbia – dice il pm Giulia Stignani nella requisitoria – perché non è né l’affittuario né il proprietario della cantina. Sono altri. È vero che Chogovadze era presente durante la perquisizione, ma il motivo non è chiaro. Non è emerso con chiarezza neppure la provenienza delittuosa dei beni – aggiunge – anche se qualche elemento la può fare ipotizzare. Non vi sono denunce di furto o smarrimento che riconducano a quei pezzi e biciclette. Non è nemmeno chiaro se nella cantina si facesse riparazione di bici o se venissero smontate per fare riciclaggio». Da qui la richiesta d’assoluzione a cui si associa l’avvocato difensore Rita Gilioli. Tesi fatta propria dalla Corte. «Non c'erano prove sufficienti per sostenere che il mio assistito avesse smontato le bici o che le rivendesse – dice al termine l’avvocato Gilioli – e non si sa chi abbia portato le bici nella cantina». —
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