Ancora una condanna per Alfonso Mendicino
L’artigiano edile, in cella per altri reati, a giudizio per aver investito sulle strisce e non soccorso un pedone: 8 mesi di pena
Sembrano non finire mai i guai per l’artigiano edile d’origine crotonese Alfonso Mendicino, 43 anni, che da oltre due anni è in cella alla Pulce per espiare le pene legate ad una serie di condanne definitive (per rapina impropria e furti).
Anche se su di lui si sono soprattutto concentrate fior di polemiche nel 2016, quando aveva pubblicato dei video sulla Rete in cui si scagliava senza troppi giri di parole contro i reggiani, per poi chiedere una preghiera per i cutresi in carcere, molti di questi arrestati al nord sulla scia dell'inchiesta Aemilia che ha coinvolto lo stesso Mendicino (è stato condannato in primo grado a sette anni e mezzo di reclusione per il concorso in un’estorsione aggravata dal metodo mafioso).
Ieri il 43enne è giunto in aula scortato dagli agenti di polizia penitenziaria: ad attenderlo un processo per omissione di soccorso e guida senza patente (gli era stata revocata, comunque ora quel reato è depenalizzato). Secondo la ricostruzione della Municipale, intorno a mezzanotte del 29 giugno 2013 Mendicino – alla guida di una Ford Fiesta – aveva investito in città un siriano 57enne mentre attraversava la strada sulle strisce, causandogli ferite guaribili in tre giorni (lo certifica il pronto soccorso), non fermandosi a soccorrere il pedone investito. Una versione che l’imputato ha ieri energicamente contestato, tramite dichiarazioni spontanee: «Non è vero che quella notte sono scappato via – dice rivolto al giudice Antonella Garcea – mi sono fermato, ho visto che quell’uomo non aveva nulla ma gli ho lasciato il mio numero di cellulare per sentirci il giorno dopo e i vigili hanno le foto (l’allusione è a quelle scattate all’auto e al libretto di circolazione, ndr). Poi sono andato via». Parole contestate dal pm onorario Eletta Sassi: «Mendicino mente, non ha tenuto il comportamento previsto dalla legge in questi casi, non si è attivato per chiamare i soccorsi, è sceso dalla macchina per poi ripartire immediatamente». Da qui la richiesta di condanna a 1 anno e 24 giorni di reclusione. L’avvocato difensore Mattia Fontanesi ha replicato alle accuse chiedendo l’assoluzione: «Era stato identificato in fretta perché aveva lasciato il numero di cellulare e aveva verificato le condizioni del ferito, cioè che non avesse lesioni, solo successivamente il 57enne era andato in ospedale». Il giudice Garcea ha ritenuto responsabile Mendicino dell’omissione di soccorso (condannandolo a 8 mesi di carcere) sospendendogli la patente per un anno e mezzo. —
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