Gazzetta di Reggio

Reggio

Dagli scavi di Toano riemerge la storia di castrum e chiesa

Luca Tondelli
Dagli scavi di Toano riemerge la storia di castrum e chiesa

Quattro le campagne di scavi portate avanti in questi anni Prima a Castel Pizigolo poi attorno alla pieve del paese

4 MINUTI DI LETTURA





Toano. Negli ultimi anni il territorio toanese è stato al centro di campagne archeologiche che ne hanno fatto uno dei punti più vivaci, sotto questo punto di vista, di tutta la provincia, grazie agli scavi condotti a Castel Pizigolo e attorno all’antica Pieve di Santa Maria Assunta. Le ricerche hanno portato alla luce testimonianze del periodo alto medievale, matildico e rinascimentale di grandissimo interesse. Scavi in cui un ruolo importante lo ha svolto l’associazione culturale no profit “L’Antica Fabriceria”, mettendo in movimento una sinergia che ha coinvolto associazionismo, impresa locale e istituzioni.

L’associazione è composta da appassionati e studiosi come Andrea Costi, laureato in Storia e molto presente sul territorio; Corrado Caselli che si occupa di restauri da molti anni (anche in qualità di responsabile dell’area restauro di Tecton) e collabora con aziende quali la ditta De Angeli Costruzioni; il laboratorio di Restauro Gazzotti di Toano. L’idea è stata quella di creare un movimento in grado di dare sostegno alla montagna e diffondere cultura, operando nel campo della storia e dell’archeologia.

le campagne

Per un’azione di questo tipo era necessaria ovviamente una collaborazione anche con tecnici esperti, che si è concretizzata, prima attraverso l’archeologo reggiano Iames Tirabassi, poi con l’Università di Bologna e nello specifico l’archeologo medievista Nicola Mancassola che ha diretto tutte le campagne di scavo. La prima campagna, nel 2015, è stata quella avviata a Castel Pizigolo, luogo importante nella memoria storica della zona vicina a Quara e alla località Castagnola, campagna avviata sulla base del desiderio di approfondire una serie di testimonianze popolari che riguardavano questo angolo di territorio e parlavano – come resta nel toponimo – della presenza di un castello alto-medievale su cui però, il primo anno, non c'era alcuna evidenza concreta, se non una piccola porzione di paramento murario. Si parlava della presenza dei resti di due torri, ma in realtà scavando sono uscite una torre, la chiesa, e una casa rurale.

la storia

La prima menzione del “castrum” risale a un diploma dell’imperatore Corrado II che confermò al vescovo di Parma vari beni tra cui il castrum Piciculi. Oltre un secolo dopo (nel 1164) la stessa struttura fortificata appare in un atto di Federico I il Barbarossa. Nel 1200 le lotte tra Reggio Emilia e Modena fecero sì che Castel Pizigolo, posto proprio lungo il confine, fosse teatro di eventi bellici di rilievo, come nel 1269 quando le truppe modenesi espugnarono il maniero e lo diedero alle fiamme. Il sito tuttavia continuò ad essere occupato anche nel Trecento, mentre il suo abbandono pare collocabile nel secolo successivo. Abbandono che però dovette interessare solo l’apparato fortificato, visto che le fonti scritte testimoniano fino al 1624 ancora in uso la chiesa castellana di San Tommaso. Gli scavi, nel corso delle due campagne del 2015 e 2016, hanno portato alla luce l’area dell’antica chiesa con alcune sepolture, e i resti di un’abitazione di età medievale particolarmente interessante, in quanto l’abbandono improvviso, in seguito ad un incendio, ha permesso che si conservassero gran parte dei materiali che si dovevano trovare all’interno dell’edificio, tra cui uno sperone in ferro, un falcetto, numerosi lacerti delle pareti interne in argilla e, nascoste in un’ansa muraria, una serie di monete d’argento.

I RINVENIMENTI

Inoltre, è riemersa la base di un torrione dell’edificio fortificato, su uno sperone di roccia, anche a presidio delle preziose sorgenti termali lungo il Dolo nel tratto sottostante. Il 2017 e 2018 hanno poi visto gli scavi attorno alla Pieve di Toano, sempre diretti da Mancassola che – replicando l’esperienza di Castel Pizigolo – anche in questi casi si è avvalso della collaborazione di Iames Tirabassi e della collaudata équipe di archeologi universitari. Il sostegno economico pubblico e privato ha poi consentito di ottenere grossi risultati con la scoperta dei paramenti murari di quello che era il “castello”, di cui la chiesa era parte, almeno fino al XII secolo (secondo le fonti, ma forse anche oltre) e di cui visibile restava solo il campanile che, pur ricostruito, mantiene le sembianze di una torre medievale che probabilmente rientrava nella cinta muraria. Ora l’intenzione è quella di proseguire con nuove campagne . —

Luca Tondelli

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google