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Niente lettino da Tice ma solo spazi aperti con il team di psicologi

Gaetano Cervone

È un modello in tutta Italia la realtà che ha sede in via Ronchi Qui curano anche le patologie legate a dipendenza da social

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Correggio. Chi ha studiato da queste parti ne è rimasto innamorato. E ha pensato a replicarne il modello. Crotone, Siena, Firenze, Torino, Palermo, San Giovanni Rotondo. E poi Roma, Pavia, Codogno. Regioni, città, contesti diversi, un unico metodo che porta la firma dell’Emilia-Romagna e che vede una carpigiana in prima linea.

Siamo a Correggio, in via Ronchi di San Prospero, nella sede di Tice, una cooperativa di psicologi che agli studi medici con una poltrona, l’orologio a pendolo e l’acquario nella sala d’attesa ha preferito un edificio a due piani, spazi condivisi e ambienti in aperta campagna. Ma non è (solo) questo che ha reso Tice un modello.

È l’approccio verso la psicologia e verso i pazienti che li differenzia. «A noi piace la definizione di squadra, ogni professionista ha la sua area specifica di competenza, ma è un continuo confronto tra noi su metodi, comportamenti e nuovi approcci portati dalla ricerca nell’ambito della salute mentale e dell’apprendimento», spiega Maria Chiara Sacchetti, 34 anni, carpigiana, referente di Tice a Correggio (l’altra sede principale è a Piacenza), capitano di una squadra di 8 psicologi, capace di seguire pazienti dai due anni fino alla maggiore età, con diverse problematiche.

Qui nel pomeriggio dopo la scuola vengono ragazzi disabili – anche in gruppi di tre o quattro – che in una sorta di mini-appartamento fornito di cucina potenziano la loro autonomia e allenano le loro abilità motorie.

Nell’altra ala dello stabile, invece, c’è l’immensa sala destinata ai bambini da 2 a 6 anni che al mattino ospita i piccoli pazienti autistici, mentre nel pomeriggio giochi, libri e tante altre attività ludiche sono destinate a bambini con problemi relazionali o disturbi specifici dell’apprendimento. Al piano superiore, invece, ecco tavoli e librerie per gli adolescenti che, dopo la scuola, trovano a Tice chi può aiutarli a superare le proprie difficoltà relazionali, oppure combattere la “patologia” del momento, la dipendenza da social e videogames. «C’è un percorso a misura per ogni paziente, il nostro è un approccio a 360 gradi che arriva a coinvolgere, ad esempio, anche gli insegnanti dei pazienti, ma ciò che accomuna i nostri servizi è l’utilizzo di procedure basate sull’evidenza scientifica, la continua verifica dell’efficacia del nostro intervento anche in virtù di nuove ricerche e fino a quando non troviamo la giusta chiave», spiega Maria Chiara, in Tice da oltre dieci anni, «da quando cioè ho messo piede nella vecchia sede di Rubiera e mi sono da subito rispecchiata nei suoi valori e nei suoi obiettivi, e nella serietà con cui si cerca di innovare il mondo della psicologia sia sul piano formativo, che lavorativo».

Non esistono gli studi medici a Tice, ogni paziente – bambini come adolescenti – viene sì seguito dal professionista, ma non è difficile assistere ad una “seduta” su uno scivolo o seduti su una panchina al sole.

Proprio nell’area esterna a breve nascerà un giardino psicologico sviluppato da una dottoranda del dipartimento di Agraria dell’università di Modena e Reggio Emilia. «Abbiamo accordi con diversi atenei per lo svolgimento di tesi di laurea, dottorati e master – conclude Maria Chiara – E questo alimenta al nostro interno il continuo confronto con nuove tecniche e idee». Che è poi la forza di Tice. —

Gaetano Cervone

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