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A Reggio Emilia in tre anni 2.644 transazioni sospette

Ambra Prati
A Reggio Emilia in tre anni 2.644 transazioni sospette

I dati nel convegno promosso da Prefettura, Unindustria, commercialisti e notai Il comandante della Finanza: «Il sistema economico si deve dare gli anticorpi»

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REGGIO EMILIA. Gli ordini professionali “sentinelle” della legalità nel denunciare le operazioni finanziarie sospette. In primis, l’Ordine dei Notai, che nel 2018 ha inoltrato alle Fiamme Gialle 90 delle 95 segnalazioni totali (le altre 5 sono arrivate dai commercialisti).

I dati sui “segnali spia” sono stati snocciolati da Maura Manghi, presidente dei notai, e da Corrado Baldini, presidente dei commercialisti, durante il convegno “Economia, etica, legalità: un presupposto ineludibile”, fortemente voluto dal prefetto Maria Grazia Forte e promosso da Unindustria, Consiglio Notarile e Ordine dei Commercialisti, alla presenza del sindaco Luca Vecchi, del prefetto Annapaola Porzio, commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, Nazzareno Gregori, direttore generale Credem, Andrea Montanino, capo economista Confindustria e Achille Coppola, segretario del Consiglio nazionale Dottori Commercialisti.

Il prefetto Forte, nell’introduzione ai lavori, ha affrontato il tema delle infiltrazioni nell’economia locale precisando che la scelta di coniugare in un unico contesto concetti apparentemente lontani quali impresa, etica e legalità scaturisce dalla consapevolezza di come questi fattori siano connessi per la realizzazione del benessere collettivo.

I NUMERI

Le segnalazioni di operazioni finanziarie irregolari – potenzialmente legate ad attività della criminalità organizzata – sono state nella nostra provincia 2.644 negli ultimi tre anni, quasi il 13% del totale di quelle pervenute in regione alla Guardia di Finanza, pari a 20.472 nel triennio.

Il picco in provincia si è registrato nel 2016, un anno dopo l’avvio dell’inchiesta Aemilia, quando le transazioni finanziarie in odore di mafia sono state 924. Sono calate a 819 nel 2017, riprendendo quota l’anno scorso quando se ne sono contate 901 (in regione l’anno con più allerte è il 2018 con 7.107 “sos” in aumento sui 6.313 del 2017, mentre nel 2016 ci sono stati 7.052 allarmi).

LE FIAMME GIALLE

Davanti alla platea riunitasi all’Auditorium Credem, significativo è stato l’intervento di Giuseppe Gerli, comandante della Guardia di Finanza Emilia-Romagna: «Qui si fa il 10% del Pil nazionale, il tasso di disoccupazione è solo del 5%, il reddito delle famiglie supera i 22mila euro (contro i 18mila nazionali), si esportano 47 miliardi di merce all’anno. L’Emilia-Romagna è una macchina da guerra, ma proprio questa potenzialità rende il sistema vulnerabile e attraente per la criminalità: quest’ultima vede un contesto utile dove allocare le proprie risorse illecite o impadronirsi di interi settori». E ha evidenziato un aspetto culturale: «Non si può pensare che la lotta alla mafia sia appannaggio di magistratura e forze dell’ordine. Il sistema economico si deve dare anticorpi che lo proteggano dall’interno. Bisogna far capire che l’impresa che rispetta le regole sul lungo periodo ci guadagna, chi delinque ha vantaggi solo nell’immediato».

INTERVENTI

«Un tumore da rimuovere». Così il presidente degli industriali Fabio Storchi ha definito la criminalità organizzata: una lotta che «richiede non solo azioni repressive, ma anche un’azione di prevenzione. In frangenti come quelli attuali diventa fondamentale limitarsi non solo alla condanna, ma ricordare che l’affermazione della legalità passa attraverso misure capaci di aumentare la qualità della giustizia e della regolamentazione, insieme all’efficienza della pubblica amministrazione». —

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