Addio a Brunetto Carboni, imprenditore e storico
Reggio Emilia, era profondo conoscitore delle vicende dell’Itaila padana fra i secoli VI e XI. Oggi si terranno i funerali con partenza dal Santa Maria
REGGIO EMILIA. Venerdì si è spento a 89 anni Brunetto Carboni. Imprenditore nel settore dei tessuti, dopo una carriera lavorativa di successo si era dedicato assieme alla moglie Tosca – da tutti chiamata Germana – a due grandi passioni, gli animali e la storia.. In difesa dei primi i coniugi si erano segnalati sostenendo le associazioni di volontariato e dando in prima persona una casa a cani e gatti abbandonati: un tratto di umanità che aveva portato i Carboni anche ad aiutare persone in difficoltà, ma sempre rimanendo lontani dai riflettori.
Ugualmente lontano dai riflettori si è svolto anche il lavoro del Carboni studioso. Il suo percorso di ricerca, portato avanti per decenni, si è incentrato principalmente sul minuzioso esame della documentazione – atti notarili, testamenti, libri di conti, memoriali – giunta fino a noi dai secoli intorno all’anno mille: un’impresa difficile, ma capace di illuminare passaggi ancora bui della storia e correggere errori tramandati dalla storiografia. Queste ricerche lo hanno portato a essere un profondo conoscitore delle vicende dell’Italia padana fra i secoli VI e XI, il tempo in cui la penisola passò dalla disgregazione delle strutture economiche e sociali dell’Impero romano alla ricostruzione di un nuovo paesaggio urbano, agrario e antropico.
L’epopea del ripopolamento della pianura, della ripartizione delle terre fra signori feudali e monasteri, della ricostituzione di un sistema di leggi e regole per la convivenza fra le popolazioni uscite dal duro tornante dell’alto Medioevo è forse il filo conduttore principale della sua opera, sempre caratterizzata da uno straordinario rigore metodologico e dalla capacità di accostare le tessere disperse, fino a ricostituire un mosaico coerente degli eventi.
Ma i suoi studi si sono spinti anche oltre, fino a indagare la presenza dei templari a Reggio nel Duecento, le vite degli umanisti reggiani fra Quattro e Cinquecento, la vicenda dell’ultimo principe di Correggio nel Seicento e la preziosa opera genealogico-storica di Nicola Tacoli, nel Settecento.Le ricerche in archivi e biblioteche lo hanno portato negli anni a stringere amicizia con molti studiosi di rilievo anche internazionale. Fra tutti, Vito Fumagalli, con cui Carboni ha istituito un lungo e fecondo dialogo sulla storia del paesaggio agrario della pianura padana medievale, e Eduard Hlawitschka, professore alla Ludwig-Maximilian-Universität di Monaco, che con Carboni ha condiviso lo studio degli intrecci fra la storia delle stirpi regnanti germaniche e le vicende italiane.
Negli ultimi anni, costretto all’immobilità dalla malattia, Carboni si è dedicato alla raccolta e pubblicazione di molti fra i saggi rimasti inediti nei decenni precedenti: un’opera che ha permesso ai lettori di gettare uno sguardo sulla complessità e vastità dei suoi interessi di ricerca.I funerali si svolgeranno lunedì 18 marzo, con partenza alle 11 dalla camera ardente del Santa Maria Nuova e arrivo al cimitero monumentale. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
