Sassi: «Cimiteri come boschi e urne biodegradabili»
REGGIO EMILIA. Trasformare i cimiteri in boschi. Come? Al posto della classica bara, basta utilizzare un’urna biodegradabile con all’interno, oltre alle ceneri del defunto, anche semi e humus per far crescere le piante. Un caro estinto in versione “bio”, insomma. A proporlo è Gianluca Sassi, consigliere regionale reggiano ex M5s, che ha presentato una risoluzione in assemblea legislativa per impegnare la giunta Bonaccini ad assicurare questa possibilità di scelta agli emiliano-romagnoli, facendo sì che i Comuni mettano a disposizione aree pubbliche per questo scopo.
Sassi segnala che si sta diffondendo sempre più «la “bio-urna”, cioè un’urna interamente costituita da materiale biodegradabile. Nella capsula superiore ci sono dei semi e un substrato vegetale, in quella inferiore le ceneri del defunto». L’idea di fondo, spiega l’ex 5 stelle, «è trasformare i cimiteri in boschi, un’esigenza oggi più “viva” che mai».
Nel 2017 in Italia «si sono superate le 155.000 cremazioni – sottolinea ancora Sassi – pari al 23-24% del totale. Il nostro Paese è sostanzialmente l’ultimo in Europa, battuto solo dalla Grecia dove il rito era vietato fino al 2016».
Secondo la legge italiana, continua l’ex 5 stelle, la dispersione delle ceneri «può avvenire solo dietro autorizzazione dell’ufficiale di stato civile e va attuata sulla base di espressa volontà del defunto. Alle Regioni spettano i piani di coordinamento sul territorio, ai Comuni la realizzazione degli impianti». Non tutti i territori, però, prevedono questa possibilità. «Di fatto – rimarca Sassi – a seconda di dove vivi o muori, puoi accedere a un diritto». Le Regioni dove la cremazione è più diffusa sono Lombardia (25,8%), Emilia-Romagna (14,6%) e Piemonte (14,3%), che «dispongono del maggior numero di impianti di cremazione operativi e sono le regioni con maggiore mortalità». —
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