Omicidio sul ponte di Mantova, chiesti 25 anni
Sandro Tallarico venne ucciso a colpi di pistola da un conoscente. Il processo rinviato per la sentenza al 9 aprile
Venticinque anni di reclusione: è la pena che il pubblico ministero ha chiesto lunedì mattina per Brunetto Muratori, l’ex orefice di 72 anni che la mattina del 17 gennaio 2018 ha ucciso a colpi di pistola, sulla ciclabile del ponte di San Giorgio a Mantova, il commerciante Sandro Tallarico, 57 anni, originario di Luzzara che abitava a Roverbella. La difesa di Muratori, reo confesso, ha sostenuto che s’è trattato di un eccesso di legittima difesa e ha chiesto una pena ridotta. Repliche e sentenza rinviate al 9 aprile.
il processo
L’udienza, svolta in rito abbreviato davanti al giudice per le udienze preliminari Gilberto Casari, ha occupato gran parte della mattinata di lunedì.
Muratori, che è apparso molto provato, ha potuto vedere la moglie e il figlio. Presenti anche i parenti e il fratello della vittima. Il rito abbreviato consentirà a Muratori di avere lo sconto di un terzo della pena.
Il 21 gennaio scorso l’ex orefice – lo ricordiamo – aveva aiutato i carabinieri a ritrovare l’arma del delitto gettata nel lago subito dopo l’omicidio. E un paio di mesi prima, il 27 novembre, aveva confessato il delitto.
la confessione
«Gli ho sparato perché avevo paura» aveva detto al giudice. All’omicidio aveva assistito una testimone, una donna in bicicletta, che al momento degli spari, era alle spalle di Muratori. Talmente vicina da sentire distintamente le ultime parole pronunciate da Tallarico, prima di essere colpito a morte.
Il commerciante, alla vista della pistola impugnata dal suo aggressore, avrebbe reagito dicendo: «Spara, se hai il coraggio». Subito dopo Muratori gli ha scaricato addosso quattro colpi a distanza ravvicinata, uccidendolo.
i testimoni
La donna aveva visto Tallarico barcollare e cadere a terra. I carabinieri, grazie alle descrizioni fornite da altri due testimoni, un netturbino e un autista dell’Apam, avevano identificato proprio Muratori come possibile omicida.
In seguito l’orefice aveva indicato ai carabinieri del nucleo investigativo dove aveva gettato la pistola. Alle ricerche aveva partecipato di persona, e in breve tempo, con la sua collaborazione, gli investigatori sono riusciti a ripescare l’arma nelle acque del lago di Mezzo, a pochi metri dalla riva.
il ricovero
L’udienza che si è celebrata ieri si sarebbe dovuta tenere il 19 febbraio scorso, ma era stata rinviata perché l’ex orefice era stato ricoverato, per alcuni giorni, nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Cremona. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
