Spacciavano vicino alla scuola arrestati due richiedenti asilo
La base operativa dello smercio di ogni tipo di droga era la casa di accoglienza In manette sono finiti un 32enne e un 22enne, incastrati dagli stessi clienti
MONTECCHIO. Un giro di spaccio di ogni tipo di droga (marijuana, eroina e cocaina) messo in piedi tra la struttura che li ospitava, nell’ambito del progetto di accoglienza, e le scuole elementari e portato avanti da oltre sei mesi.
I pusher sono due richiedenti asilo di origine nigeriana, uno di 32 anni, Christian Bannor, e l’altro di 22, Samuel David. Sono stati arrestati dai carabinieri di Montecchio, al culmine di una intensa attività investigativa, iniziata a gennaio scorso e scaturita dalle segnalazioni arrivate da diversi cittadini – tra loro anche genitori di bambini che frequentano la scuola elementare.
I militari sono arrivati a identificare i “clienti” che, poi, hanno contribuito a incastrare i loro pusher.
a due passi dalla scuola
Bannor e David gestivano lo spaccio, destinato alla piazza reggiana, dalla base operativa ricavata, niente meno, che nella struttura che li ospitava, collocata in un contesto integrato con il resto del pase. Lo smercio di droga era consistente e avveniva a due passi da punti nevralgici per la vita cittadina, in particolare a pochi passi dai bambini e dalle famiglie che ogni giorno frequentano la scuola.
A fermarli ci hanno pensato i carabinieri che, martedì mattina, li hanno arrestati. Un provvedimento cautelare chiesto e ottenuto da Maria Rita Pantani, sostituto procuratore titolare dell’inchiesta, alla luce dei risultati delle indagini dei carabinieri.
Esiti ritenuti più che convincenti anche dal gip del tribunale di Reggio Emilia che ha disposto l’arresto in regime domiciliare. I due richiedenti asilo nigeriani sono accusati, a vario titolo, di concorso in spaccio di sostanze stupefacenti, in favore di numerosi assuntori reggiani.
le indagini
A gennaio i carabinieri avevano effettuato la perquisizione dell’appartamento dove erano ospitati, tra gli altri, anche Bannor e David. Erano stati i cittadini a segnalare che in quella casa c’era strani giri. Ancora di più nei pressi della vicina scuola.
Durante la perquisizione erano saltati fuori due smartphone – poi sequestrati – in uso a Bannor: contenevano messaggi riconducibili all’attività di spaccio. Dall’esame dei tabulati i carabinieri sono risaliti a numerosi contatti. Diverse persone sono state identificate e ascoltate dagli inquirenti. Questi hanno ammesso di aver contattato le due utenze per acquistare stupefacente.
È stato così possibile ricostruire la modalità di spaccio che durava da almeno sei mesi: alla chiamata i pusher uscivano con la droga dalla struttura che li ospitava, incontrandosi con i clienti in un pedonale vicino alla scuola elementare, dove poi avveniva la cessione. Gli stessi clienti alla fine sono stati chiamati a identificare i loro fornitori tramite seduta di riconoscimento fotografico. —
M.F.
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