Stige, chieste dal pm dure condanne per i familiari di Muto
Per il pentito la pena verrà formulata nella prossima udienza Il processo con rito abbreviato riguarda 106 imputati
CATANZARO. Undici secoli di carcere e una sola assoluzione: li ha chiesti il rappresentante della pubblica accusa Domenico Guarascio, sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, al termine della sua requisitoria nell’ambito del processo con il rito abbreviato che si sta celebrando davanti al giudice dell’udienza preliminare di Catanzaro nei confronti di 103 imputati coinvolti nella maxi operazione denominata ’Stige che nel gennaio del 2018 ha svelato le infiltrazioni della cosca Farao-Marincola di Cirò nel tessuto imprenditoriale e politico dell’intera provincia di Crotone.
Richiesta che doveva riguardare anche Salvatore Muto, il pentito condannato in Aemilia in abbreviato a 4 anni e 8 mesi di reclusione. Ieri per quest’ultimo non c’è stata – per un problema di tecnica giuridica – la richiesta di condanna che verrà formulata dal pm Guarascio nella prossima udienza (sarà considerata la collaborazione con la giustizia del 41enne).
Invece per la famiglia di Muto sono già fioccate le richieste di condanna: 8 mesi per la moglie 38enne Maria Aiello (considerata una semplice testa di legno), 12 anni per il fratello 33enne Carmine Muto, stessa pena richiesta per il cugino 58enne Santino Muto, mano più pesante del pm per Luigi Muto (altro cugino, su cui pende una richiesta di 20 anni di reclusione).
Questi tre sono accusati di aver creato una serie di operazioni societarie intestate a terze persone ma di fatto riconducibili a loro stessi. Persone tutte indiziate di appartenere all’associazione di tipo mafioso di matrice ‘ndranghetistica o comunque sodali dell’associazione di ‘ndrangheta legata ai Farao-Marincola di Cirò Marina, «al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di prevenzione patrimoniale, nonché in materia di sequestro e confisca di proventi riconducibili ad associazioni di tipo mafioso».
I tre Muto avevano costituito, la società “Magisa srl”, con sede legale a Cremona, che opera nel settore della costruzione di edifici attribuendone fittiziamente la proprietà a Maria Aiello, la quale detiene il 98% delle quote sociali mentre il rimanente 2% risulta di proprietà del marito Salvatore Muto.
La società costituita nel 2009 ha subito nel tempo avvicendamenti considerati fittizi. Le società di Carmine e Salvatore Muto erano finite più volte nel mirino, l’ultima nel maggio del 2017 quando un altro collaboratore di giustizia, Paolo Signifredi, ha dichiarato che Salvatore era persona appartenente al clan di Nicolino Grande Aracri e gestiva al nord Italia la spartizione dei proventi derivanti dall’assegnazione di appalti pubblici ad imprese rientranti nella sfera criminale della cosca cutrese. —
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