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«Oliva non c’entra con la vicenda ha solo un debito condominiale»

TIZIANO SORESINA
«Oliva non c’entra con la vicenda ha solo un debito condominiale»

L’avvocato Carrozza non crede fondata l’accusa rivolta al suo assistito «È una storia molto grave, ma gli investigatori devono cercare altrove» 

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LA DIFESA

TIZIANO SORESINA

Come un fulmine a ciel sereno è giunta anche all’avvocato Oreste Carrozza la notizia che il suo assistito Stefano Oliva è indagato per omicidio preterintenzionale relativamente al maxi incendio che nella notte tra il 9 e il 10 dicembre scorsi provocò nel condominio di via Turri 33 due morti (Mohammed Bahik, 57 anni, e Mailka Ouatach, 54) e 38 feriti.

«Oliva lo conosco da quand’era ragazzo, non c’entra nulla con questa storia – ribatte il difensore, contattato dalla Gazzetta telefonicamente – e lo riusciremo a provare. Tempo fa è stato sentito dalla Procura, ma senza difensore, come persona informata dei fatti. Mi ha spiegato cosa gli è stato chiesto. L’unico suo problema – aggiunge l’avvocato – è che Oliva è in mora relativamente alle spese condominiali. È in un momento di difficoltà economica, come può accadere a tutti. Abbiamo fatto delle proposte per pagare ratealmente quel debito, invece è partita l’esecuzione immobiliare. Capisco – conclude l’avvocato Carrozza – che davanti ad una vicenda così grave si cerchi il responsabile nel più breve tempo possibile, ma il mio assistito è totalmente estraneo alle accuse».

Relativamente alle indagini va detto che il maxi incendio non è imputabile a cause elettriche riconducibili agli impianti che si trovavano nel seminterrato.

Il primo punto fermo era arrivato dagli esperti della Scientifica che hanno eseguito svariati sopralluoghi all’interno dell’immobile, che è poi stato dissequestrato, cantine comprese.

Mentre rimane bloccato quanto trovato nelle cantine, cioè masserizie che raggruppano materassi, vecchi mobili, vestiti, elettrodomestici e pure rifiuti.

Come prevedibile, l’autopsia ha detto che i coniugi marocchini vittime del rogo – il 57enne Mohammed Bahik e la 54enne Malika Ouatach – sono stati uccisi da intossicazione acuta da monossido di carbonio respirato durante la disperata fuga per le scale.

Che le fiamme si siano alzate dalle cantine non vi sono dubbi, ma ora c’è uno “scatto” in più investigativo su cause e movente. —

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