Gazzetta di Reggio

Reggio

Maxi Incendio di via turri 

Cellulare, computer e giacca dell’indagato sotto la lente della Scientifica di Roma

Ambra Prati

Gli oggetti trovati negli alloggi in disponibilità di Stefano Oliva saranno sottoposti ad “accertamenti tecnici irripetibili”

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Maxi incendio di via Turri: la parola passa agli investigatori romani, ai quali è stato inviato tutto il materiale repertato e sequestrato negli alloggi in disponibilità di Stefano Oliva, il 56enne subagente assicurativo indagato per i reati di incendio doloso e omicidio preterintenzionale. Il rogo scoppiato nelle cantine del civico 33 nella notte tra il 9 e 10 dicembre si trasformò in un inferno per gli stessi pompieri, con un bilancio di 38 intossicati e due vittime: i coniugi marocchini Mohammed Bahik, 57 anni, e Malika Ouatach, 54, rinvenuti asfissiati su un pianerottolo.

La svolta nell’inchiesta è recente, con l’iscrizione nel registro degli indagati dell’italiano che al quarto piano del civico 29 è proprietario di due appartamenti dal 1991, con un passato da factotum del condominio.

L’attenzione degli inquirenti si è concentrata su di lui perché quella sera passeggiava intorno all’isolato, scomparendo poi dai filmati delle telecamere per 15 minuti. L’interessato ha proclamato la sua innocenza e negato con forza qualsiasi coinvolgimento. Tanti indizi sull’origine di quelle fiamme senza dubbio dolose, ma manca il suggello della prova principe.

I reperti

Cellulare, computer e giacca. Spetterà agli esperti della polizia scientifica di Roma – scelti dal pm Maria Rita Pantani tra i più competenti nelle indagini ad alta tecnologia e autori di diversi sopralluoghi sul posto – passare al setaccio in primis il cellulare e il computer di Oliva. Oggetti che sono stati inviati a Roma due giorni fa per quelli che la Procura di Reggio Emilia definisce “accertamenti tecnici irripetibili”: si tratta di approfondimenti che comportano specifiche conoscenze scientifiche e che il pm può disporre nel corso delle indagini preliminari, con consulenti chiamati a redarre una relazione che confluirà nel fascicolo.

Nel telefonino si scandaglieranno eventuali contatti prima e dopo il fattaccio, mentre nella memoria del computer, che a dire dell’interessato non è di sua proprietà, si cercheranno tracce della navigazione web e di ricerche online su sostanze infiammabili; sostanze che non sono state rinvenute nelle pertinenze di Oliva.

Microscopi puntati anche sugli abiti e sul giaccone che l’uomo indossava quella notte, sebbene i mesi passati rendano arduo trovare tracce.

Le chiavi

Un altro filone d’inchiesta che prosegue riguarda le chiavi sequestrate al 56enne, in contenzioso con il condominio per un debito pregresso e in serie difficoltà economiche. Oliva era stato ascoltato, come persona informata sui fatti, a metà gennaio scorso, così come sono stati interpellati in seguito decine e decine di abitanti dei palazzi adiacenti, battendo a tappeto quel quadrato di palazzine.

Nessun vicino di casa ha puntato il dito contro Oliva ma in base a incongruenze e alle specificità del residente di lungo corso, il cerchio si è ristretto intorno a lui. —



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