È finito nei guai a febbraio per il furto di bici e magliette
Il subagente assicurativo era al volante di una macchina Con lui un albanese La polizia si era insospettita vedendo l’auto stracolma
C’è un recente episodio penale che pende sul 56enne Stefano Oliva, arrestato per furto aggravato il 15 febbraio scorso ed ora in attesa di essere processato giovedì prossimo. Alludiamo ad un duplice arresto per furto che potrebbe però aprire ulteriori scenari investigativi, come emerso in tribunale il giorno della convalida. Nel tardo pomeriggio del 15 febbraio la polizia intercetta e blocca – nella zona di Fogliano – un’auto stracolma di merce. A bordo vi sono due persone. I poliziotti trovano nella macchina due mountain bike e ben duecento magliette di una nota marca. Un trasporto troppo strano per non insospettire gli agenti che poi capiscono che si tratta di merce rubata in un magazzino a Scandiano. Messe in correlazione le due cose, scatta l’arresto per chi era al volante (appunto il subagente assicurativo d’origine carpigiana Stefano Oliva) e il passeggero, cioè l’albanese 32enne Adrian Kaftirani. Sono entrambi accusati, in concorso, di furto aggravato. Ma la posizione dell’albanese ben presto diviene ancora più pesante, perché a Kaftirani viene notificato un ordine di carcerazione emesso dal tribunale di Bergamo per reati contro il patrimonio, inoltre gli viene contestato l’uso di atto falso perché ha presentato agli agenti una patente contraffatta. Nel contesto dell’udienza di convalida dell’arresto – davanti al giudice Silvia Guareschi – spuntano ulteriori novità. Oliva – assistito dal legale Oreste Carrozza – si difende, dicendo che ha solo fatto un favore all’amico che gli aveva chiesto un passaggio in auto, ma non sapeva che quella merce fosse stata rubata, Kaftirani non gli avrebbe detto nulla del furto. Piange e si sfoga – a seguire – l’altro indagato che è assistito dall’avvocato Antonella Corrente. Spiega di essere stato sfruttato da una persona italiana per cui lavorava, ma che da due settimane non lo paga: «Ho rubato quella roba nel suo magazzino perché ho bisogno di mangiare, sono disperato, non ho soldi». Fra l’altro il 32enne dice di abitare a Campegine in un appartamento dell’uomo che ora accusa. E comincia a raccontare una serie di vicende che spingono il giudice Guareschi a consigliarlo di presentare una denuncia.
Cosa che probabilmente farà: «Ho intenzione di collaborare con la polizia», rimarca in aula l’albanese che da 15 anni vive in Italia e spiega di essere stato condannato tempo fa per spaccio di stupefacenti ma ha già espiato la pena. Vista la situazione creatasi, il giudice – al termine – inoltra il verbale d’udienza in Procura, affinché sia la magistratura a valutare se vi siano gli estremi per aprire un’ulteriore inchiesta. In precedenza Oliva era stato poi liberato mente Kaftirani è rimasto in carcere. Un mese prima il 56enne era stato interrogato dal pm Maria Rita Pantani per i fatti di via Turri... —
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