Gazzetta di Reggio

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Le giornate del Fai  

Il complesso di S.Girolamo e la Chiesa del Cristo due gioielli per il rilancio turistico della città

paolo bedogni

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l’architetto

paolo bedogni

Il complesso seicentesco di San Girolamo e Vitale e la Chiesa detta “del Cristo” segnano per la nostra città due epoche storico-architettoniche che rilanciano oggi Reggio Emilia nella rete del turismo internazionale.

Riscoprire oggi tale importanza significa rivalutare la città di Reggio Emilia dal punto di vista del marketing di tipo turistico e commerciale. Sono numerosi gli stranieri che riferiscono, rispetto a Reggio Emilia, l’idea di una città “attraente”, nella quale “si sta bene”.

I due monumenti che, in occasione delle Giornate di Primavera del Fai potranno essere visitati gratuitamente, sono solo due esempi autorevoli dei tanti che la città può offrire ai suoi molteplici visitatori.

In questo intervento desidero approfondire alcuni aspetti, per ognuno dei due casi in esame, che confermano la loro importanza storico artistica a livello nazionale e internazionale.

SAN GIROLAMO

Il progetto del complesso di San Girolamo nasce per essere abitato da una Confraternita composta in maggioranza da laici.

La vastità dell’impianto architettonico, che potrebbe far pensare ad un edificio di tipo monastico, assume una identità diversa configurandosi come traduzione architettonica della Passione di Cristo.

Siamo di fronte ad un’architettura che, per la sua peculiarità, è “invidiata” a livello internazionale.

L’importanza stilistica del complesso di San Girolamo è già stata riconosciuta attraverso diversi congressi nazionali e internazionali (ricordiamo “Dalla Corte degli Este a quella di Luigi XIV: Gaspare e Carlo Vigarani”, Teatro Valli, Reggio Emilia - Versailles, 2005).

Si tratta di un’opera che esalta i caratteri costruttivi tipici della cultura architettonica seicentesca, con decorazioni realizzate con “materia povera” fatta di stucchi, di polvere di marmo, di cocciopesto e di colori impalpabili come il cosiddetto color aria riscoperto all’interno della “Capella di San Girolamo di Reggio” durante i lavori di restauro da me diretti.

GENIo ARCHITETTONICo

La complessa articolazione degli spazi che oggi possiamo visitare ci conferma la genialità dell’illustre architetto Gaspare Vigarani, “Ingegnere e Soprintendente Generale delle Fabbriche alla Corte del Duca Francesco I d’Este”.

Il percorso dei luoghi – che incominciava con un antico orto, oggi parcheggio, concepito come “Orto degli Ulivi” recintato da muro alto tre metri – si sviluppa attraverso un susseguirsi di scale fra le quali, al centro, domina la Scala Santa.

Sembra che Vigarani abbia voluto giocare – con la abilità di uomo di teatro che gli era propria – a creare un percorso di tipo labirintico, costituito da continui richiami visivi e simbolici fra i diversi luoghi, volto a sorprendere e accompagnare il visitatore ad ogni passo.

Questo straordinario complesso è davvero unico e non ha termini di paragone se non alcuni esempi in cui si trova una ricostruzione del Santo Sepolcro (come in Santo Stefano a Bologna) o della Scala Santa (come in San Giovanni a Roma).

Il Vigarani ha saputo interpretare tale ambizioso progetto grazie alle sue conoscenze romane, ricordiamo Bernini e Borromini, ben evidenti nel dinamismo plastico architettonico della Rotonda, fatto da un primo ordine di colonne binate corinze, da un secondo con colonne tortili ritmate con le statue dei santi e con le urne dei martiri.

ARCHEOASTRONOMIA

L’amicizia modenese di Vigarani con Guarino Guarini lo ha portato ad affinare gli studi di astrologia, tanto che dai miei studi astronomici ho potuto individuare come l’architettura sia stata progettata in base ad una precisa inclinazione equinoziale che imprime nei suoi percorsi precise traiettorie di luce astronomiche (equinoziali) o religiose (ad esempio il giorno dell’esaltazione della croce).

Il periodo pasquale è il tempo della Luce e chi si addentra nel percorso e arriva nella profondità, coglie attraverso l’architettura il messaggio di Resurrezione.

CHIESA DEL CRISTO

Con la Chiesa del Cristo, Gian Battista Cattani realizza un secolo dopo (1663) un’opera altrettanto singolare per la città di Reggio, ma anche a livello internazionale.

Dagli studi recenti fatti in occasione dei restauri della facciata ho potuto individuare numerose assonanze con gli stilemi della grammatica compositiva del Seicento romano.

In particolare, siamo di fronte all’interpretazione reggiana del San Carlino di Borromini del quale la chiesa del Cristo ricalca pressoché le stesse dimensioni.

Il Cattani ne semplifica la pianta, ma lo spirito architettonico è lo stesso: l’esterno più maestoso, più potente per esaltare poi in una scala più ridotta, e a misura d’uomo, le preziosità plastiche dell’interno.

La Chiesa del Cristo, non ancora citata negli studi ufficiali del tardo barocco borrominiano, ne incarna a pieno titolo le caratteristiche più raffinate in facciata nei suoi modellati, l’andamento concavo convesso, i frontoni mistilinei spezzati, le finiture “lissate”, le statue della fede, speranza e carità, il disco solare in forma di volto raggiante, i simboli della crocifissione.

Il tutto costituito da una materia povera, ma modellata in modo plastico e decorativo ad imitazione del marmo. I colori sono inediti, i contrasti sono lievemente percettibili con un raffinato equilibrio dove primeggia il color aria.

L’architettura di Gianbattista Cattani, detto il Cavallaro, esprime i dettami ricevuti dalla Confraternita del Suffragio nel 1761 traducendoli in modo geniale e dimostrando una grande fede e umiltà.

Ciò che oggi possiamo trarre da questi due monumenti, emblemi della cultura architettonica del Seicento e Settecento, porta Reggio Emilia su un piano di livello internazionale, grazie ai legami storici ereditati tra Ducati Estensi e la Corte di Re Sole con la famiglia dei Vigarani che ha “esportato” a Parigi la concezione del teatro sperimentata tra Modena e Reggio.

Attraverso il complesso di San Girolamo abbiamo potuto comprendere il calibro di tali “malizie” prospettiche e scenografiche, utilizzate da Vigarani per stupire il visitatore. La Chiesa del Cristo risulta essere uno dei rari esempi di “borrominismo” effettivamente realizzati, anche per come il Cattani ha progettato la facciata e la “veduta d’angolo” in relazione a tutto il contesto urbano di Piazza Roversi, una dimensione urbana unica nel panorama d’oltralpe. —





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