L’antico monastero benedettino rinasce e apre le porte alla città
Dopo il restauro ecco un nuovo spazio destinato ad eventi, esposizioni e workshop. Debutta il laboratorio aperto urbano
L’ultimo restauro del complesso del Convento benedettino dei santi Pietro e Prospero, per i reggiani i Chiostri di San Pietro, era datato 1861. Ma bisogna arrivare ad oggi perché Reggio torni a riappropriarsi di uno dei luoghi più belli della città. «Abbiamo fatto tanto, ma si vede poco», hanno sintetizzato i due progettisti dei lavori di restauro ,gli architetti Andrea e Maurizio Zamboni, per spiegare come abbiano cercato di rispettare il cinquecentesco complesso monumentale.
L’INTERVENTO
L’intervento sull’ex convento benedettino ora di proprietà comunale ha interessato il piano rialzato e parte del piano terra, l’ex scuderia settecentesca (totalmente ristrutturata), ed ha comportato la costruzione ex novo di un nuovo fabbricato (dopo aver abbattuto i bassi servizi giudicati di minor valore), la riqualificazione delle aree cortilive esterne e il restauro delle facciate dell’ex caserma Taddei. Il piano terra ospita il blocco servizi sevizi igienici, i locali termici e gli spogliatoi e l’accesso avviene con un ascensore fruibile anche alle persone con disabilità per le quali sono previsti percorsi per superare le barriere architettoniche. L’edificio antico è dotato di impiantistica e sistemi antiintrusione e nuovi infissi in legno (con doppi vetri) per le finestre mentre le porte sono state realizzate in ottone brunito. Le pavimentazioni sono state in gran parte realizzate ex novo con pianelle in cotto fatte a mano e stuccature a calce con cocciopesto. Nel chiostro piccolo sono state utilizzate pianelle di recupero per rendere uniforme il pavimento ed è stato restaurato anche l’antico pozzo al centro. Nelle ampie stanze espositive che si affacciano al piano rialzato la pavimentazione è stata realizzata utilizzando una resina grigio chiara che non impatti con gli affreschi che sono stati salvaguardati. Nella settecentesca palazzina delle ex scuderie sono state demolite pareti divisorie e rifatte le finiture e gli impianti. E quello è anche il punto da cui si gode della miglior vista sulla cupola della chiesa di San Pietro. Le scuderie sorgono in continuità con il nuovo fabbricato destinato anch’esso al Laboratorio urbano e ad ospitare spazi e sale convegni (modulare in tre spazi) e una caffetteria. Il nuovo fabbricato rispetta il sedime e la volumetria degli edifici abbattuti ed è stato realizzato in cemento armato.
La Facciata
La facciata è schermata da una ampia listellatura in legno di iroko e i pavimenti sono in calcestruzzo. Gli spazi destinati a laboratorio hanno una superficie di circa 1.000 metri quadrati. Le aree cortilive sono state pavimentate con materiale inerte (frantumato di ghiaia) che con la pioggia diventerà un ghiaino. L’area è stata pensata come un giardino aperto al passaggio del pubblico in determinati orari e sono previste distese e sedute a lato del tracciato pedonale che l’attraversa e che collega via Emilia San Pietro con via Monte san Michele. Sono stati inoltre piantumati 12 platani adulti (12 anni) e alcuni muri perimetrali in breve tempo saranno ricoperti da edera.
Il laboratorio
Il laboratorio aperto urbano punterà a sviluppare e a diffondere il modello reggiano di innovazione sociale, la creatività, l’innovazione digitale e sarà sede di attività culturali formative con l’obiettivo di sperimentare nuove soluzioni per servizi e processi cercando di generare lavoro.
IL FUTURO
Finita la fase di restauro e recupero polifunzionale il Comune sta cercando un gestore per la caffetteria e gli spazi del laboratorio che potranno essere affittati anche da privati e fondazioni. Il sindaco Luca Vecchi e l’assessore Valeria Montanari hanno anticipato che «il Comune si riserverà una serie di date per lo svolgimento dei propri eventi e che il gestore dovrà garantire anche i servizi di guardiania e biglietteria del complesso che dovrà restare aperto alla stregua dei musei per visite guidate e non al pubblico». —
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