«Polo della creatività e del contemporaneo»
Così il sindaco Luca Vecchi ha definito il luogo ritrovato «Uno spazio culturale e un’opportunità per tutta la città»
REGGIO EMILIA. «Il restauro del complesso monumentale mette insieme storia, innovazione e creatività nel solco della tradizione benedettina e ne fa un luogo che migliaia di reggiani potranno vivere. Dopo lunghi anni in cui dei Chiostri conoscevano solo un portone in ferro sempre chiuso e solo negli ultimi anni uno spazio fruibile da giugno a settembre. Ora è uno spazio a disposizione tutto l’anno che sarà anche il polo della contemporaneità e della creatività».
Ieri il sindaco Luca Vecchi, in occasione della visita in anteprima per la stampa, ai Chiostri di San Pietro non ha nascosto la sua soddisfazione per l’aver portato a termine un intervento di recupero di un complesso architettonico che se ben utilizzato potrebbe diventare il salotto culturale della città. Anche per questo si è ben guardato dall’entrare nelle polemiche e nelle inevitabili critiche sui lavori effettuati. «Non entro nella polemica architettonica», ha chiosato, ma subito dopo ha rivendicato la scelta politica «di aver inserito nel 2014 come intuizione strategica il completamento del restauro dei Chiostri di San Pietro nell’ambito del finanziamento regionale di 3 milioni di euro a cui si è aggiunto quello di 1,2 milioni del Comune per creare nuove opportunità occupazionali e di inclusione sociale».
La visita di ieri è stata anche l’occasione per ripercorrere le tappe che hanno portato alla riapertura dei Chiostri di San Pietro che sono diventati di proprietà comunale solo nel 2007.
Una ricostruzione fatta dal sindaco e dal dirigente comunale Massimo Magnani che ha preso le mosse dal 2004, quando dall’allora governo arrivò alla Soprintendenza un finanziamento di 3 milioni di euro per il recupero del complesso monumentale. Uno stanziamento che nel 2007 venne cancellato a seguito dei tagli lineari decisi dall’allora ministro Tremonti del governo Berlusconi. Di quel finanziamento, ha ricordato Magnani «è rimasto il progetto che è quello attuale e che nel 2008 abbiamo recuperato e poi parzialmente modificato per la parte relative alle scuderie. Anche nel progetto della Soprintendenza era previsto l’abbattimento delle scuderie, mentre noi abbiamo aggiunto i laboratori». «È stata una nostra decisione di cui mi assumo la responsabilità – ha poi rimarcato il sindaco – quella di un affidamento diretto del progetto, seguendo le procedure come la legge ci ha consentito di fare».
Dopo aver respinto le critiche al Comune di non aver coinvolto la città nella progettazione, come per la Reggia di Rivalta, Vecchi ha virato sul futuro. «Questo intervento è partito con la precedente amministrazione comunale e si chiude oggi restituendo alla città non solo un nuovo polo culturale che opererà in sinergia con Palazzo Magnani, ma anche un luogo che diventa anche un’opportunità per tutta la città». —
R.F.
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