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finale di champions, a torino 

Tragedia in piazza il gup prosegue il procedimento

T.S.

Il magistrato giudicante ha rinviato l’udienza di 3 mesi  per permettere le trattative sui risarcimenti ai feriti fra cui il gualtierese Zerbin

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TORINO. Il gup Francesca Abenavoli ha ieri rigettato – nell’aula-bunker delle Vallette – la proposta di annullare la richiesta di rinvio a giudizio a carico dei 15 imputati a processo per i tragici fatti di piazza San Carlo a Torino del 3 giugno 2017, quando durante la proiezione della finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid si scatenò il panico e rimasero ferite ben 1.694 persone (fra cui nove reggiani) e morì la 38enne Erika Pioletti.

DUE “NO” DEL GIUDICE

La richiesta era stata avanzata dai difensori, che contestano un ritardo nel deposito degli atti di indagine relativi al procedimento bis che vede imputati i componenti della «banda dello spray», accusati di omicidio preterintenzionale per aver causato il caos in piazza spruzzando spray al peperoncino, al fine di compiere rapine. Il gup non ha ritenuto rilevante l’episodio che ha scatenato il panico, specificando come al di là dello spray urticante, organizzatori e amministratori avrebbero comunque dovuto garantire la sicurezza della piazza. Il gup Abenavoli ha pure rigettato la richiesta di incidente probatorio avanzata dalle difese sulle cause che determinarono la tetraplegia e la successiva morte di Marisa Amato (65 anni) travolta dalla folla mentre passeggiava insieme al marito in una via adiacente la piazza e deceduta il 25 gennaio scorso per le complicanze respiratorie dovute alla sua condizione di tetraplegia. Gli avvocati dei 15 imputati, hanno chiesto al giudice di accertare se la paralisi e la successiva morte sia diretta conseguenza dell’incidente o, al contrario, sia da ricondurre a un errore medico e quindi poteva essere evitata. Nei mesi scorsi la Procura di Torino ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di omicidio colposo a carico di 15 medici degli ospedali torinesi «Molinette» e «Maria Vittoria» che, secondo il pm Vincenzo Pacileo, non si sarebbero accorti della lesione alla colonna vertebrale, diagnosticata in un secondo momento. Il gup ha respinto la richiesta di incidente probatorio in quanto la perizia non richiederebbe più di 60 giorni e quindi non vi è l’urgenza di eseguirla in udienza preliminare. Ciò non toglie che l’accertamento possa essere richiesto dai legali durante il dibattimento.

I RISARCIMENTI

Si tornerà in udienza il 27 giugno, non più nell’aula bunker, ma nella maxi aula del tribunale. Un lasso di tempo che dovrebbe consentire (ma è tutt’altro che certo) alle parti civili di trovare un accordo con le assicurazioni per quantificare i risarcimenti. Fra le parti civili costituite vi è il gualtierese 26enne Mattia Zerbin (ha una prognosi certificata di 40 giorni), tutelato dagli avvocati Vainer Burani e Manuela Mora. «Il nostro assistito ha riportato lesioni dal gomito in giù del braccio destro – sostengono da sempre i due legali – e ha vissuto momenti terrificanti, investito da una folla fuori controllo. E tuttora quando Mattia si trova in luoghi affollati è preso dal panico. Sono state necessarie terapie e riabilitazione». —

T.S.

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