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Circoncisioni, ogni anno in Italia 5mila pratiche: il 35% clandestine

Circoncisioni, ogni anno in Italia 5mila pratiche: il 35% clandestine

L’allarme delle associazioni musulmane, che lanciano un appello: «Ci si rivolga alle strutture pubbliche e si rendano accessibili i costi»

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REGGIO EMILIA. Per motivi culturali, religiosi o igienici tra i 4.000 ed i 5.000 bambini stranieri ogni anno in Italia vengono circoncisi. Circa il 35% subisce la pratica clandestinamente, e spesso non realizzata da medici, con il rischio di infezioni ed emorragie che possono diventare letali. Foad Aodi, presidente dell'Associazione Medici di origine straniera in Italia si batte contro le circoncisioni fuori controllo e chiede aiuto al Ministero della Salute.

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I dati dei bimbi circoncisi raddoppiano, arrivando a 9mila/10mila bambini l’anno, se si considerano anche quelli che, pur vivendo in Italia, vengono “operati” nei Paesi d’origine. In alcune regioni come il Lazio e il Veneto le famiglie di migranti (per lo più tunisini, egiziani, nigeriani, iracheni, siriani e di tutti i paesi africani e albanesi di origine mussulmana) possono accedere al Servizio sanitario con una spesa che varia dai 250 ai 400 euro. In Toscana invece c’è un regime di convenzione.

Costi ancora troppo alti per chi vive in situazioni di indigenza. Ma c’è anche un altro aspetto che favorisce la clandestinità: nel Lazio, ad esempio, alcune strutture pubbliche sottopongono alla circoncisione solo i bambini che hanno compiuto i 4 anni, per altre, come il poliambulatorio di Civitavecchia, devono avere almeno 12 anni soprattutto per questioni legate all’anestesia.

«Ma il 99% dei genitori chiede di poterlo fare quando il bambino ha pochi mesi», spiega Foad Aodi che ha lanciato un appello al Ministero della Salute perché autorizzi «la circoncisione nelle strutture sanitarie pubbliche e private a livello nazionale con prezzi accessibili» ed anche «per abbassare l’età» di accesso alla pratica.

Privatamente i costi raggiungono anche i 2.500 euro, con picchi fino 4.000 euro. Ad alimentare il mercato clandestino sono anche i molti irregolari che ovviamente non si rivolgono a strutture autorizzate. Nei Paesi d’origine la circoncisione, che non viene praticata dai medici, costa pochissimo, spesso basta un’offerta.

Il Centro islamico culturale d'Italia, noto come la Grande moschea di Roma, lancia un appello ai musulmani in Italia affinché si avvalgano unicamente di strutture sanitarie pubbliche o private per svolgere la circoncisione rituale. L’appello è diramato in una nota a firma del segretario generale, Abdellah Redouane che l’allarme contro le circoncisioni «fatte in casa o in ambienti tutt’altro che sterili, da persone non qualificate e che mettono a rischio i bambini, spesso piccolissimi, di morte o di malformazioni gravi».

Il problema è che in Italia «metà delle circoncisioni viene fatta in maniera clandestina per l’alto costo dell'operazione, che non è riconosciuta dal Servizio sanitario nazionale. Il tema è noto, ne abbiamo parlato e ne parliamo ai congressi scientifici, ci siamo rivolti alle istituzioni e anche ai politici. Il Sistema Sanitario Nazionale non riconosce la pratica se eseguita per motivi cultuali e non medici, e questo porta chi non può permettersi di andare in clinica a rivolgersi a persone non qualificate».

Il Centro islamico culturale d'Italia è firmatario nel 2016 insieme ad altre entità religiose di un protocollo siglato all'interno del Policlinico Umberto I di Roma, per praticare la circoncisione rituale per maschi di religione ebraica e musulmana nell'ambito delle strutture sanitarie pubbliche, in regime di attività libero professionale e a un prezzo concordato e accessibile.

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