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I Chiostri di San Pietro conquistano i reggiani tra antico e moderno

Martina Riccò
I Chiostri di San Pietro conquistano i reggiani tra antico e moderno

Approvati il cortile esterno, con alberi e distesa, e il Laboratorio Aperto Urbano Anche il vescovo entusiasta: «Mi sembra che passato e presente dialoghino» 

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Un grande, grandissimo «Uau». Ognuno lo ha pronunciato a bassa voce, quasi sussurrando, ma l’accordo di stupore e meraviglia ha prodotto un boato che si è propagato nell’antico chiostro del monastero benedettino, riempiendolo.

Sono stati accolti così, da centinaia di persone, i nuovi Chiostri di San Pietro, presentati ieri mattina alla città dopo un intervento di restauro durato circa un anno e curato dagli architetti Andrea e Maurizio Zamboni.

L’INAUGURAZIONE

Mentre il sindaco Luca Vecchi, l’assessore Valeria Montanari e il sottosegretario alla presidenza della giunta della Regione Emilia Romagna Giammaria Manghi raccontavano le fasi – ma anche la visione e il coraggio – che hanno portato al compimento dell’opera, i reggiani si sono appropriati di uno spazio che, fino a qualche anno fa, non esisteva: dove un tempo sorgevano fabbricati di servizio, di nessun valore storico né architettonico, ora si trova infatti un ampio cortile costellato di platani, tavolini e sedie. Un ambiente che, forse anche per una lontana somiglianza con piazza Fontanesi, è piaciuto moltissimo.

«Speriamo che venga sfruttato e che possa servire per rivitalizzare questa parte del centro storico. Io non vedo l’ora di poterci venire a fare l’aperitivo, ad esempio», ha assicurato Elisa Iori.

Anche il Laboratorio Aperto Urbano, l’edificio di nuova costruzione che si affaccia sul cortile esterno e sorge a pochi passi dal convento, ha superato l’esame dei reggiani: ricoperta di listellature in legno di iroko, la facciata moderna e minimale «si sposa perfettamente con l’antico». Leggermente in disaccordo il fotografo Riccardo Varini: «Antico e moderno, sì, diciamo che ci si deve abituare un attimo. Quando fioriranno gli alberi sarà sicuramente meglio. Ma prima era inguardabile, quindi qualcosa andava fatto».

Apprezzato anche il fatto che questi spazi saranno sempre aperti e fruibili («Quando daranno in gestione il bar e si potrà venire qui a bere e mangiare sarà bellissimo») tra l’altro mettendo in collegamento la via Emilia con via Monte San Michele.

I DUE CHIOSTRI

A ricevere la “lode” i due chiostri del convento benedettino. Superato il portone principale, il chiostro grande lascia senza fiato: l’area centrale è incorniciata da corridoi coperti con arcate e colonne, e, al piano superiore, finestre timpanate con nicchie decorate. Su tutto domina la cupola della chiesa di San Pietro.

Riversati in questa meraviglia, i presenti ieri sono stati accolti dagli studenti dell’Istituto superiore di studi musicali Peri-Merulo, che hanno iniziato il loro straordinario concerto intonando l’Inno di Mameli. Salendo al piano superiore si accede al chiostro piccolo, un gioiello di primo Cinquecento in cui immergersi nel silenzio, e alle sale che ospiteranno le esposizioni.

Tra i più entusiasti il vescovo Massimo Camisasca: «Io non sono un architetto e non sono esperto di restauri – ha detto al termine del giro – però mi sono trovato bene qui. Mi sembra che sia un luogo fruibile in cui passato e presente si coniugano in modo efficace».

LE IDEE

Tra chi plaude al restauro c’è anche il critico d’arte Luigi Borettini: «Questa è stata davvero un’ottima operazione di restauro. Finalmente i Chiostri di San Pietro sono stati inaugurati, dico finalmente perché aspettavo questo momento da tanto ma ovviamente per fare un buon lavoro servono tempo, meditazione e studio. Speriamo che sia presto fruibile dalla cittadinanza. La mia idea – suggerisce – è quello di farci delle mostre di arte moderna e anche di allestirci un museo permanente di arte moderna chiedendo ai vari artisti reggiani di donare o prestare le loro opere. Servirebbe per colmare quella che, credo, è una piccola lacuna della città». —





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