Gazzetta di Reggio

Reggio

casalgrande 

«Il PalaKeope sopra i fanghi ceramici E ora il dubbio è che siano pericolosi»

Miriam Figliuolo
«Il PalaKeope sopra i fanghi ceramici E ora il dubbio è che siano pericolosi»

Trinelli (ex Pallamano Spallanzani) e Ferrari: «Il crollo di un muro ruppe i tubi di scolo. L’amministrazione comunale latita»

3 MINUTI DI LETTURA







Una leggenda metropolitana? Per niente. Almeno per i nostri interlocutori: Carlo Trinelli, ex dirigente della Pallamano Spallanzani, e Alan Ferrari, fresco di nomina a candidato sindaco per la lista “Cambia Casalgrande”. «Il PalaKeope sorge sopra uno strato di residui industriali, fanghi ceramici per la precisione, lasciati nel sito dall’industria ceramica, la Keope – dicono – che 19 anni fa traslocò da lì ai nuovi stabilimenti e si incaricò della costruzione del palazzetto (un accordo con il Comune, allora sindaco Luciano Branchetti, come ce ne sono tanti, in cambio degli oneri di urbanizzazione)».

Il timore è che questa ingombrante presenza, dal 2015, possa essere causa di inquinamento delle falde acquifere sottostanti. Da quando cioè crollò un muro di cinta in cemento.

Il gioiello

Parliamo del gioiello dello sport casalgrandese, terreno di gioco per tante vittorie della società sportiva di punta del paese la Gsd Pallamano Spallanzani, che lo gestisce in convenzione con il Comune, e la cui squadra femminile, sponsorizzata da un’altra grande ceramica, la Casalgrande Padana, quest’anno sta scalando brillantemente la classifica e ha appena ottenuto l’accesso ai play off.

Pesa il fatto che l’allarme lo lanci proprio Trinelli, ex dirigente della società, e per 20 anni direttore tecnico della ceramica Casalgrande Padana. C’è anche da dire che Trinelli è il padre di Elena, consigliera comunale Pd passata di recente all’opposizione, in polemica con la scelta del partito di ricandidare Alberto Vaccari a sindaco. Una scelta che fa discutere. E anche l’uscita autorevole sul PalaKeope di Trinelli senior assume un chiaro connotato politico. Accanto a lui c’è infatti Ferrari: «Questo è solo un esempio di quello che l’attuale amministrazione non ha fatto per il paese».

il crollo

Il problema, spiegano i due, è insorto nel 2015 quando crollò un muro in cemento sul retro del palazzetto: «Fu costruito da Unieco e dopo soli 16 anni crollò – spiega Carlo Trinelli –. Nel crollo furono tranciati dei tubi interrati, ora ben visibili. Non sono mai stati riparati. Erano dell’impianto di raccolta delle acque piovane collegato ad alcuni pozzetti e realizzato, durante la costruzione del PalaKeope, per lo stesso motivo per il quale i fanghi ceramici sottostanti vennero coperti da un telo idrorepellente: per impedire che l’acqua filtrasse nel terreno trascinando gli elementi altamente inquinanti fino alle falde acquifere. Cosa che, penso, costituirebbe un grave pericolo sanitario».

La zona è circondata da una rete arancione come quelle da cantieri. S’intravvede ciò che resta di un muro, e uno più recente e piccolo. Accanto una profonda fossa di terreno, qua e là spuntano tubi rotti. Al di là c’è un piccolo stagno con qualche anatra: un’area privata.

le segnalazioni

«Il dubbio è che questa situazione costituisca un pericolo – spiega Trinelli –. L’acqua ora se ne va dove le pare e anche il telo potrebbe essere danneggiato. Io stesso segnalai il crollo al sindaco Vaccari, agli uffici tecnici e all’assessore Massimiliano Grossi. Era l’aprile 2015 – racconta –. Di lì a poco vennero i cantonieri e delimitarono l’area con la rete arancione. Fu realizzato il muretto più basso. Poi più nulla. Seguirono altre sollecitazioni della società sportiva, richieste di chiarimenti su eventuali valutazioni di responsabilità e pericolo. Solo Marco Cassinadri (appena dimessosi in polemica con Vaccari, ndr) cercò di fare qualcosa. Ma niente. L’amministrazione fu ed è latitante». —





Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google