Impianto biogas a Gavassa Iren ora cambia il progetto
Dopo le integrazioni si allungano i tempi della valutazione di impatto ambientale Ma gli ambientalisti vanno oltre: «I rischi ambientali e sanitari non si superano»
Rumore, emissioni in atmosfera e traffico veicolare sono le tre criticità, come denunciato da tempo dai comitati ambientalisti contrari alla realizzazione dell'impianto di Gavassa, che sono state riconosciute da Iren sulla base della richiesta avanzata da Arpae il 5 febbraio scorso. L’azienda ha quindi apportato ulteriori modifiche e integrazioni al progetto per ottenere l’autorizzazione per la realizzazione dell’impianto la cui dicitura ufficiale è: “di digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti con successiva raffinazione del biogas a biometano”. Modifiche progettuali che per Arpae sono sostanziali e rilevanti e tali da richiedere di procedere a nuova pubblicazione dell’avviso al pubblico sul sito (serviziambiente.regione.emilia-romagna.it/viavas). Entro 30 giorni dalla data di pubblicazione sul sito della Regione chiunque può presentare in forma scritta proprie osservazioni.
Iren nel nuovo progetto oltre a eliminare alcuni errori materiali ha inserito anche integrazioni progettuali. Le principali sono relative a tamponamento e messa in aspirazione (3 ricambi/h) dell’area di stoccaggio del legno, con ridimensionamento dei sistemi di biofiltrazione; aumento dei ricambi/h in alcune delle aree di lavorazione ; inserimento di una sezione di recupero dell’anidride carbonica; eliminazione del cogeneratore alimentato a biogas a favore di una maggior quantitativo di biometano immesso in rete; inserimento di un impianto fotovoltaico da 264 kWp. Il progetto modificato e integrato da Iren si svilupperà su una superficie complessiva di 166.000 metri quadrati e si prevede un trattamento di 100.000 tonnellate all’anno di frazione organica del rifiuto solido urbano e di 67.000 tonnellate all’anno di rifiuto lignocellulosico. Questa procedura che salvaguardia i cittadini in quanto possono proporre osservazioni al progetto, ha come effetto secondario un ulteriore allungamento dei tempi della valutazione ambientale dell'impianto previsto che costerà circa 54 milioni e dovrebbe trattare ogni anno 100.000 tonnellate di frazione organica dei rifiuti e 67.000 di sfalci e potature, provenienti dalle province di Reggio, Parma e Piacenza. Il trattamento di questi rifiuti servirà a produrre sette milioni di metri cubi di biometano destinato ad alimentare gli autobus di Seta e 53.000 tonnellate di compost per l'agricoltura.
Ma al di là delle modifiche e integrazioni richieste da Arpae è il progetto a non convincere fin dall’inizio gli ambientalisti reggiani che a fine 2018 hanno lanciato una raccolta firme da presentare ai sindaci dei tre comuni interessati (Reggio, Correggio, San Martino in Rio) per chiedere lo stop definitivo dell’impianto. In particolare a sostenere che la realizzazione dell’impianto di Gavassa è una scelta errata è il professor Gianni Tamino dell’Università di Padova. Anche nel corso dell’ultimo incontro con le associazioni ambientaliste il professor Tamino ha ribadito che «non ci può essere adeguata esigenza impiantistica se prima non si sviluppa al massimo un porta a porta spinto con tariffa puntuale», per poi aggiungere che «il prodotto in uscita da quel tipo di strutture non è compost ma digestato. Un rifiuto speciale che porta con sé rischi ambientali e sanitari anche per la filiera agroalimentare». Dello stesso avviso il M5s con la consigliera regionale Giulia Gibertoni che ha presentato un’interrogazione alla Giunta regionale chiedendo una valutazione di impatto sanitario «complessiva» e «una commissione permanente per il controllo del corretto funzionamento dell’impianto». —
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