Il pirata si giustifica, il giudice non gli crede
Arresti domiciliari per il 37enne che il 16 marzo ha ferito gravemente un giovane: «Pensavo fosse un animale»
Rubiera. Ha riferito al giudice di non essersi accorto di aver investito una persona a Rubiera sul ponte del Secchia. «Pensavo fosse un piccolo animale o una pietra», ha detto il 37enne reggiano Domenico Caccia durante l’udienza di convalida dell’arresto eseguito una settimana fa dai carabinieri. Invece ad essere stato travolto era un ragazzo di 23 anni residente a Formigine e originario di Reggio Calabria, che dal 16 marzo si trova ricoverato in rianimazione al Santa Maria.
troppe incongruenze
Il giudice Dario De Luca, che ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari, scrive che la versione dell’uomo «non è minimamente credibile» dal momento che il parabrezza della sua auto mostra «non soltanto la rottura ma un vero e proprio sfondamento di forma circolare, di dimensioni considerevoli, e, come attestato dalla polizia giudiziaria, pienamente compatibile con un cranio umano».
Come se non bastasse, a rendere ancora meno credibile la versione dell’investitore c’è il fatto che l’auto aveva anche un fanale anteriore sinistro rotto e dunque è del tutto inverosimiile «che una pietra o un piccolo animale possano aver urtato contemporaneamente nelle due parti indicate».
A non tornare sono anche altre dichiarazioni. «Anche la successiva condotta dell’uomo non risulta adeguata in relazione all’urto subito, posto che chiunque si sarebbe fermato e, se necessario tornato immediatamente indietro per accertare contro cosa, animale o persona, la vettura avesse avuto un urto così violento».
Il 37enne «ha riferito di essersi fermato per verificare, una cinquantina di metri dopo l’urto, dopo aver completato la curva lungo la quale l’urto era avvenuto, ma senza tornare indietro, nonostante da quella posizione fosse impossibile verificare se ci fosse qualcuno a terra dall’altra parte della curva».
L’uomo ha riferito anche «di essersi fermato altre due o tre volte per controllare, ma non si sa bene cosa, per poi fare rientro a casa, dunque tornando indietro sui suoi passi e percorrendo necessariamente il tratto della via Emilia dove l’urto era avvenuto, cosicché e impossibile che, almeno in occasione di tale passaggio, non si sia accorto della presenza del corpo riverso a terra, considerando che le immagini delle telecamere hanno evidenziato che tra l’impatto e il ritorno del veicolo verso Reggio erano passati neppure dieci minuti».
La versione del pirata della strada ha dunque convinto il giudice ad applicare una misura cautelare, perché il reggiano si è dileguato e non ha posto rimedio nemmeno il giorno.
Il giudice conclude che non è credibile, «ha negato anche l’evidenza» in sede di udienza di convalida, e sussiste il rischio che se rimesso in libertà compia delitti della stessa specie perché la sua condotta dimostra «assoluto disprezzo per l’incolumità altrui e per la stessa vita umana».
Le indagini
L’incidente era accaduto sulla via Emilia vicino al ponte sul Secchia. A individuare il responsabile sono stati i carabinieri della stazione di Rubiera, grazie a un minuzioso controllo degli apparati di videosorveglianza situati attorno al luogo dell’investimento. Tra essi anche quelli dell’Unione Tresinaro Secchia.
L’uomo rintracciato dai carabinieri e messo di fronte all’evidenza dei fatti, non ha potuto negare quanto contestatogli e la sera del 19 marzo è stato condotto in carcere.
L’auto, una Peugeot 107 di colore grigio scuso, è stata di li a poco trovata in una carrozzeria, con il parabrezza sfondato e con danni compatibili con l’investimento di una persona. —
J. D. P.
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