Le piogge ridotte del 50% e il Po ha iniziato a soffrire
La speranza è che aprile sia, come da tradizione, ricco di precipitazioni Ieri l’idrometro a Boretto indicava 2 metri e 88 centimetri sotto lo zero
Nella Bassa reggiana sembra Ferragosto. Anzi, molto peggio. Lo dicono i numeri, che evidenziano dati preoccupanti legati al Po e alle sue condizioni di salute. A balzare agli occhi è la portata del grande fiume, oggi assestata su 554 metri cubi al secondo, quando a Ferragosto dell’anno scorso – dunque nel cuore dell’estate – era di 679. A renderlo noto è un’analisi di Coldiretti Emilia Romagna sulla base di dati Arpae che si accompagnano a un’altra cifra, non altrettanto allarmante ma comunque significativa: ieri l’idrometro posizionato sul Po a Boretto indicava 2 metri e 88 centimetri sotto lo zero idrometrico.
Nella Bassa, e non solo, non piove da mesi, e sia i corsi d’acqua che le colture sono andate in sofferenza. La speranza è che aprile, come da tradizione, sia foriero di precipitazioni che possano ristabilire parte dell’equilibrio perduto. Il panorama rivierasco, nella Bassa, non è “lunare” come in diverse parti del corso a monte, dove si stanno espandendo sempre più le zone aride.
Ma l’acqua inizia a scarseggiare anche in questo tratto nonostante il positivo contributo degli affluenti, e peggio sarà nelle prossime settimane, quando saranno attivate le pompe della bonifica. Purtroppo, davanti a una siccità del genere, ci si sente impotenti: a dettare legge, come sempre, è la pioggia. Quest’inverno – dicono i dati – le precipitazioni si sono ridotte del 50% in tutto il bacino padano a causa dell’anticiclone delle Azzorre, che estendendosi fino alle Alpi ha bloccato l’arrivo di perturbazioni dal Nord Atlantico.
Un fenomeno che viene da lontano, legato al cambiamento climatico, all’interno del quale va letta anche la crisi del Po, che è in sofferenza dal 2014.
E, come ogni volta che si parla di Po in difficoltà, si torna a puntare i riflettori sulla bacinizzazione del grande fiume, tema che da sempre fa discutere. Questo aspetto ha sempre creato molte divisioni tra chi preferirebbe mantenere il fiume a corrente libera e tra chi, invece, preferirebbe creare nuovi sbarramenti in modo tale da conservare l’acqua per i tempi di crisi. Una soluzione che garantirebbe una migliore salute del fiume e anche una maggiore sua navigabilità ma che, pur essendo stata inserita in diversi documenti di studio sin dagli anni Sessanta, non è mai stata sinora concretizzata.
A oggi, l’unico sbarramento realizzato lungo il tratto del grande fiume è quello costruito a Isola Serafini, in provincia di Piacenza.
Ma la piaga del caldo e della siccità non inficia soltanto le condizioni del Po: a risentirne è tutta la provincia e, in generale, tutta la regione. Nella classifica annuale del clima stilata dal Sole 24 Ore ben quattro città emiliane – Bologna, Piacenza Modena e Reggio – si piazzano in basso. Più in generale, tutte le città padane si sono posizionate negli ultimi trenta posti. I numeri dicono che il caldo sia in aumento: +0,34 gradi di temperatura media nel decennio 2008- 2018 in tutte e tre le province citate, a testimoniare un quadro di criticità generale che negli ultimi tempi non ha accennato ad alcun tipo di miglioramento. —
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