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«Sequestrati a Reggio beni per 60 milioni» C’è un Protocollo per gestire il patrimonio

T.S.
«Sequestrati a Reggio beni per 60 milioni» C’è un Protocollo per gestire il patrimonio

Lo strumento su iniziativa del presidente del nostro Tribunale: «L’obiettivo è il veloce riutilizzo nel solco della legalità»

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REGGIO EMILIA. Sono 27 gli attori socioeconomici – non solo reggiani, perché il respiro delle adesioni è anche regionale – sottoscrittori del “Protocollo d’intesa per la gestione dei beni sequestrati e confiscati”.

In un mix di formalità (la firma da parte dei rappresentanti delle realtà aderenti) e d’illustrazione dello strumento alla stampa, l’iniziativa si è concretizzata ieri nel primo pomeriggio al terzo piano del nostro palazzo di giustizia.

«STRUMENTO EFFICACE»

Parla chi ha proposto il Protocollo, cioè Cristina Beretti – presidente del Tribunale di Reggio Emilia – che va subito al sodo, cioè l’esigenza di dotarsi «di uno strumento efficace, in grado di realizzare un solerte riutilizzo di beni sequestrati alla criminalità organizzata ed economica». Del resto, come fa subito sapere il presidente Beretti fra case, aziende, terreni, conti correnti, auto e montagne di quattrini, il Tribunale di Reggio Emilia dal 2013 ad oggi ha sequestrato un patrimonio da 60 milioni di euro (il primo riguardò, a Brescello, Francesco Grande Aracri, ndr). «L’obiettivo – aggiunge il magistrato – è cercare di non far chiudere o decadere questi beni e migliorarne l’attività immettendoli di nuovo nell’ambito della legalità. Quindi gli enti sottoscrittori saranno di ausilio agli amministratori giudiziari per tutte le situazioni che si creeranno».

Ciò significa accelerare i tempi di assegnazione dei beni, salvaguardare le possibilità di mercato delle imprese infiltrate dalla criminalità e tutelare i lavoratori. Imponenti i “numeri” snocciolati. Attualmente sono 125 i beni immobili confiscati, di cui 36 a seguito del maxiprocesso Aemilia. E nel territorio reggiano sono 13 fra case e terreni, di cui 11 “gemmati” dalla sentenza in Cassazione di Aemilia relativa ai riti abbreviati (si tratta di confische definitive).

«CONNESSI AL TERRITORIO»

Il Protocollo è stato messo a punto dalla professoressa Stefania Pellegrini, docente del dipartimento di Scienze giuridiche all'Università di Bologna, dove oltre al corso su “mafie e antimafia” coordina il master di secondo livello Pio La Torre. Un’intesa ispirata a quella romana incardinata per gestire i beni di “mafia capitale”. La docente sottolinea ai cronisti che «la presenza delle Unioni dei Comuni costituisce un elemento rafforzativo rispetto ai singoli Comuni, perchè il loro coinvolgimento crea una connessione diretta col territorio. È fondamentale – aggiunge – che gli enti locali facciano un percorso di progettazione, anche partecipata, per il loro riutilizzo».

Massimo Mezzetti, assessore regionale delegato alle politiche per la legalità ricorda che «dal 2011 a oggi sono stati sottoscritti dalla Regione 25 accordi di programma su 15 beni immobili confiscati, cofinanziati con un contributo regionale di oltre 1,5 milioni di euro».

Ritiene che nel Protocollo reggiano «siano conciliate sia le esigenze di giustizia che quelle di una comunità che intenda reagire all'espansione degli investimenti da parte della criminalità organizzata ed economica. Questo – conclude – puntando a rimettere in circolo il più rapidamente possibile i beni che, da simbolo della presenza e dell’arroganza ’ndranghetista, possono costituire un vantaggio per la collettività». —

T.S.

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