Gazzetta di Reggio

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AGENTI PENITENZIARI ALLA SBARRA 

Botte in cella, la vittima non si presenterà al processo d’Appello

Am.P.

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REGGIO EMILIA. La vittima del presunto pestaggio in carcere – in primo grado gli agenti penitenziari sono stati tutti assolti – ha fatto sapere di trovarsi in patria e di non essere disponibile a tornare in Italia per affrontare un altro processo. Così Guram Shatirishvili, georgiano, rischia di mandare a monte il processo di Appello a carico di nove agenti di polizia penitenziaria, accusati di avere picchiato il detenuto (all’epoca 19enne) nel luglio 2012 nel carcere della Pulce di Reggio Emilia.

Guram era stato arrestato dopo il tentato furto in una cantina di via Mantegna nel 2012, culminato con lo scontro tra la banda e la polizia nonché col tentato omicidio di un agente da parte di un complice: perciò il giovane stava scontando una condanna di 4 anni e 8 mesi.

Durante un colloquio dietro le sbarre fra il giovane georgiano e la madre (intercettato perché la Mobile cercava di captare i nomi dei complici di via Mantegna sfuggiti alla cattura), la polizia sentì la donna chiedere al figlio: «Ma ti picchiano ancora?». Secondo il pm Maria Rita Pantani, in almeno in tre occasioni il detenuto venne fatto uscire dalla cella e colpito dalle guardie con calci e pugni in più parti del corpo, causandogli fratture costali giudicate guaribili in 40 giorni: una ritorsione nei confronti della banda che tentò di uccidere un poliziotto.

In primo grado – dove la vittima si è costituita parte civile – tutti gli agenti sono stati assolti. Una recente modifica del codice penale prevede espressamente che, quando si proviene da una sentenza di assoluzione in primo grado che si basa su dichiarazioni testimoniali, in secondo grado si debba risentire le parti. Perciò il difensore del georgiano, l’avvocato Fulvio Orlando di Modena, ha ottenuto dalla Corte d’Appello di Bologna di convocare il giovane; l’udienza di ieri – rinviata per impedimento di un difensore – avrebbe dovuto fissare la data dell’audizione della vittima. Da quest’ultima, però, è arrivata la doccia fredda e il suo legale ha rinunciato al mandato, «visto che la parte civile ha dimostrato la volontà di lasciarsi alle spalle questa vicenda».

Orlando non sarà presente alla prossima udienza, quando i giudici decideranno il da farsi. «La Corte d’Appello – sottolinea l’avvocato – è liberissima perfino di chiedere una rogatoria alle autorità georgiane di raccogliere in patria la testimonianza di Guram, in teoria». —

Am.P.

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