«Così di notte abbiamo liberato un daino intrappolato nella rete»
Le parole dei volontari del Rifugio Matildico che si occupano di animali selvatici. «Una volta tagliata, è corso tra gli alberi. E questo ci ripaga di tutto»
REGGIO EMILIA. «Sono le 22.30 e arriva una chiamata dai carabinieri: c’è un capriolo incastrato in una rete... Le passo il segnalante».. Inizia così la testimonianza diretta che i volontari del Rifugio Matildico di San Polo – il centro che si occupa di animali selvatici che La Fattoria conosce e segue da tanti anni – condivide con chi segue le sue avventure, per l’ennesimo salvataggio. «Vista la zona, molto frequentata anche da daini, ci accertiamo che fosse un capriolo, ma era un daino maschio. Nel turno per la notte ci sono due ragazze. Occorre maggiore forza fisica. In dieci minuti organizziamo la squadra: tre uomini e una donna – spiegano – Arriviamo. Il daino è impigliato nella rete di una porta in un campo da calcio recintato, è agitato, continua a dimenarsi, ma più si agita e più si incastra. Dobbiamo fare presto, è stanco, ma non molla». «Osserviamo il posto con le pile, è buio. Non ha possibilità di uscire se non dalla piccola porta da dove siamo entrati noi. Il rischio è una volta liberato, che spaventato, vada a sbattere facendosi male. Ci avviciniamo, lo teniamo fermo e iniziamo a tagliare la rete che lo intrappola. Liberato un corno, spostiamo la porta da calcio vicino all’uscita per fargli un corridoio e liberiamo l’altro. Si agita e scalpita, ma poi sembra aver visto l’uscita». «Lo molliamo ed esce. La fatica e la tensione svaniscono nel vederlo andare verso gli alberi. Questa è una delle tante soddisfazioni che ci appagano del nostro impegno». Bravi ragazzi! —
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