Inquinamento Cofima assolta «I rilievi fatti erano errati»
BIBBIANO. «Assolto perché il fatto non sussiste».
Il giudice Maria La Nave ha chiuso così la vicenda riguardante Sergio Corradini, amministratore delegato (con delega all’ambiente) della fonderia Cofima, accusato di un reato ambientale.
La Procura era rimasta sulle sue posizioni, chiedendo per l’imputato la condanna ad un’ammenda di 4mila euro.
Invece l’avvocato difensore Giovanni Tarquini ha più che aggredito la ricostruzione degli sforamenti individuati dall’Arpae nella fonderia il 4 febbraio 2015 e riguardanti secondo il capo d’imputazione «i valori limite del parametro Cot non metanico (65 mg/nmc rispetto ai 5 autorizzati) e Co monossido di carbonio (7.5 mg/nmc rispetto ai 5 autorizzati)». Il tutto concernente i valori oltre i limiti consentiti durante la lavorazione nel forno fusorio, in relazione alle emissioni in atmosfera.
L’avvocato Tarquini ha spiegato che «per quelle misurazioni era stato utilizzato non solo uno strumento non adeguato, ma anche la metodologia applicata era già superata. Per avere un valore preciso – rimarca la difesa – occorre sottrarre al carbonio organico totale la misurazione dei gas metanici». Un’arringa difensiva sulla scia di quanto già detto – in aula – dallo stesso Corradini nell’udienza precedente.
Fra l’altro per una vicenda simile l’imputato era stato assolto nel febbraio di due anni fa. —
T.S.
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