Gazzetta di Reggio

Reggio

la direttrice sanitaria 

L’Ausl: «Possiamo intervenire solamente per motivi sanitari»

Leonardo Grilli

2 MINUTI DI LETTURA







Al momento il servizio sanitario nazionale non permette di eseguire circoncisioni rituali gratuite nelle strutture pubbliche ma esistono, anche a Reggio Emilia, cliniche private alle quali è possibile rivolgersi, pagando un prezzo molto calmierato.

A sottolineare l’importanza di sottoporre i propri figli a questo tipo di interventi all’interno di strutture specializzate è la direttrice sanitaria dell’Ausl di Reggio, Cristina Marchesi.

«La circoncisione è un intervento chirurgico semplice ma tutto quello che facciamo in ospedali e ambulatori risponde a un bisogno sanitario ed è compreso in quelli che chiamiamo “Lea”, livelli essenziali di assistenza. Vi sono pratiche che non rientrano in questi parametri come il caso della circoncisione rituale che, proprio in quanto rituale, non è legata a un problema di salute ma a tradizioni o aspetti culturali che nulla hanno a che vedere con i problemi di salute».

Il motivo sanitario più frequente che richiede la circoncisione, prosegue la direttrice, «è la fimosi, una patologia a carico del prepuzio non grave ma che ne impedisce il normale funzionamento. Su settantamila ricoveri all’anno saranno circa trecento le operazioni di questo tipo che vengono eseguite in tutta la provincia, in strutture sia pubbliche sia private».

Per gli aspetti legati a confessioni religiose o ritualità esistono quindi altre strutture private che hanno deciso di erogare queste prestazioni a un prezzo spesso calmierato.

A Reggio Emilia per esempio «esiste il poliambulatorio 3C Salute – spiega ancora Marchesi – ed è importantissimo rivolgersi a professionalità specializzate. I rischi di farlo in casa sono, come si è visto purtroppo, complicanze infettive ed emorragiche, anche perché le operazioni vengono eseguite in ambienti non idonei da un punto di vista igienico-sanitario e da personale non competente».

Un problema, quello delle circoncisioni clandestine, che la stessa direttrice definisce «emergente e che andrà affrontato. Molti so che tornano nel Paese di origine per svolgere il rito, tanti altri si rivolgono a strutture competenti ma è necessario fornire informazioni corrette. Per quanto riguarda la proposta di erogare anche noi questo tipo di servizio, posso dire che a mio avviso tutto quello che possiamo fare dobbiamo farlo, ma si tratta di una legge nazionale e non rientra nelle nostre possibilità». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google