Gazzetta di Reggio

Reggio

l’interrogatorio del 2 novembre 1999 

«Gli 007 erano di casa con Sisti il procuratore voluto dalla Dc»

Tiziano Soresina
«Gli 007 erano di casa con Sisti il procuratore voluto dalla Dc»

Vent’anni fa Bellini raccontò alla Dda come venne avvicinato dai servizi segreti Gli intrecci neri: «Scappai col passaporto che mi diede Avanguardia nazionale»

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Nel lungo interrogatorio di quasi vent’anni fa – ripercorso ieri dalla Gazzetta in alcuni contenuti salienti che ora sono tornati terribilmente utili nelle nuove indagini sulla strage di Bologna – l’allora pm antimafia Maria Vittoria De Simone si era innervorsita più volte, ritenendo troppo sfuggenti le risposte di Paolo Bellini.

Una sorta di corpo a corpo dialettico in cui, faticosamente, il magistrato riuscirà comunque ad avere racconti pian piano più dettagliati su alcuni punti ritenuti di grande interesse investigativo. In primis quel mancato incontro con un uomo dei servizi segreti che – a dire del killer reggiano – doveva essere l’anticamera per vestire i panni dell’infiltrato «per scoprire se era vero che Bologna (cioè la bomba esplosa in stazione il 2 agosto ’80, ndr) era un effetto di Ustica (il riferimento è alla strage aerea del 27 giugno ’80, ndr), se a Bologna succede una cosa più grave ancora, dà da dimenticare Ustica».

Un inaccettabile e sanguinario chiodo scaccia chiodo che nel racconto di Bellini ha i servizi segreti come prim’attori. E in quel “sistema” lo vogliono spingere – ma inutilmente – il padre Aldo Bellini e Ugo Sisti (al tempo procuratore capo a Bologna). L’incontro decisivo – che doveva tenersi nella casa protetta dove era ospite la madre di Sisti – Bellini dice d’averlo volutamente evitato. Sui contatti con gli 007 del padre dice di non sapere nulla, mentre su Sisti, anche se in modo sofferto, arriverà al sodo: «I Servizi segreti erano di casa col dottor Sisti. E a Bologna, in una Procura abbastanza importante, era arrivato con i voti democristiani».

A dir poco oscura l’amicizia fra il padre e l’alto magistrato come esce dalle parole della Primula Nera: «Mio padre era amico intimo, avrebbe venduto suo figlio pur di aiutare il dottor Sisti, ha cacciato soldi per aiutare la sorella del dottor Sisti per ristrutturare la casa terremotata. Noi abbiamo ricevuto da un tribunale un appartamento che la sorella del dottor Sisti aveva venduto a mio padre, c’è stata una causa in mezzo che è durata tanti anni, poco tempo fa il tribunale c’ha riconosciuto. C’erano dei rapporti, erano molto più di amici».

Anche quando si muoveva in Italia da latitante (prima in Sudamerica) sotto il falso nome di Roberto Da Silva («Io ero straniero, volavo, grandi disponibilità economiche») ebbe – sempre a suo dire – un abboccamento per entrare nei Servizi segreti. «In quel periodo il tenente dei carabinieri che veniva a volare ogni tanto, un giorno andiamo a pranzo dentro Foligno e mi fece proprio il discorso chiaro: ma tu saresti intenzionato, cosa ne pensi dei Servizi segreti? E io deviai il discorso anche lì».

Salta pure fuori l’estremismo nero e non è un particolare da poco, perché proprio inseguendo la pista d’estrema destra gli investigatori trovarono la sera della strage alla stazione il procuratore Sisti con il padre di Bellini nell’albergo della Mucciatella (a Puianello). Cercavano la Primula nera, trovarono quei due. Un episodio a dir poco sospetto, ora di nuovo sotto i riflettori investigativi. Su questo episodio il killer non dà altri particolari, mentre ammette le conoscenze con Avanguardia nazionale (gruppo dell’estremismo nero) che gli fornirono il passaporto per scappare in Brasile. Storie di quarant’anni fa, di nuovo attualissime ... —



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