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L’ombra dei depistaggi nella rete di Bellini e Sisti sulla strage di Bologna

Evaristo Sparvieri
L’ombra dei depistaggi nella rete di Bellini e Sisti sulla strage di Bologna

Già negli anni ’90 le indagini sui legami fra la primula nera e il faccendiere Ciolini I misteri dell’ex procuratore e il caso della valigia esplosiva sul Taranto-Milano

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«Accertare i rapporti diretti e mediati tra Elio Ciolini e Paolo Bellini». Il documento è datato Palermo, 23 luglio 1996. A firmarlo è l’allora sostituto procuratore della Dda, Roberto Scarpinato, ora procuratore generale presso la Corte d’Appello di Palermo, impegnato a tutto campo dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio del ’92 nelle indagini dell’inchiesta all’epoca battezza “Sistemi Criminali”. Un’inchiesta archiviata dalla stessa Procura di Palermo, che puntava a individuare una rete di relazioni tra politica, massoneria deviata, mafia e ’ndrangheta per destabilizzare lo Stato, con alcune risultanze poi in parte confluite nella sentenza della Corte d’Assise di Firenze sulle stragi del ’93. E chiamando in causa un supplemento di indagine sul killer reggiano e i presunti rapporti con Ciolini, uno dei più clamorosi depistatori della strage di Bologna del 2 agosto 1980.

Sistemi criminali

È qui, nell’inchiesta palermitana degli anni ’90, che compare ancora una volta il nome di Paolo Bellini, richiamato in un’informativa della Dia, nella quale compare anche il nome del fondatore di Avanguardia Nazionale, Stefano Delle Chiaie. E nella quale la Primula Nera veniva descritta come «personaggio proveniente dalla destra eversiva, coinvolto nelle indagini sulla strage di Bologna e nel ’92 in contatto con il mafioso Nino Gioè nell’ambito di una delle cosiddette “trattative” che Cosa Nostra avviò durante la stagione stragista, in questo caso cercando di utilizzare i contatti che Bellini aveva con i carabinieri».

Un coinvolgimento, quello del killer reggiano nella strage del 2 agosto, smentito dall’archiviazione della sua posizione in fase di indagini il 28 aprile 1992, su cui la Procura Generale di Bologna ha ora avanzato una richiesta di revoca, portando al gip Francesca Zavaglia un video dell’epoca, un’intercettazione del ’96 in casa di Carlo Maria Maggi, ex capo di Ordine Nuovo, e nuovi elementi del processo Stato-Mafia. L’obiettivo dei magistrati è riaprire il fascicolo, proprio mentre a Bologna si celebra il processo all’ex Nar, Gilberto Cavallini, la cui ultima udienza si è chiusa con l’acquisizione di documenti sui rapporti fra lo stesso Bellini e l’ex procuratore di Bologna ed ex capo del Dipartimento amministrazione penitenziaria, Ugo Sisti, trovato il 2 agosto 1980 nell’albergo della Mucciatella di Aldo Bellini, padre di Paolo.

GLI ATTENTATI

Strage di Bologna del 1980 e stragi di mafia del ’92-’93, legate da un sottile filo rosso che conducono sempre alla Primula Nera, attraverso la figura del boss Antonino Gioè, compagno in carcere di Bellini a Sciacca, frequentato per ammissione dello stesso Bellini fuori dal periodo di reclusione, fra i responsabili dell’uccisione di Falcone e nel ’93 morto suicida in cella lasciando una lettera indirizzata alla Primula Nera, di cui è considerato una sorta di iniziatore negli ambienti di Cosa Nostra.

IL CONTESTO

È in questo contesto che, negli anni ’90, indaga Scarpinato. Il procedimento che vedeva indagati, tra gli altri, l’ex capo della P2 Licio Gelli, lo stesso Stefano Delle Chiaie e il capo di Cosa Nostra Totò Riina. Ed è in questo contesto che compare la delega a indagare sui rapporti fra Bellini e Ciolini, per ottenere «una redazione completa e dettagliata» su Bellini, «evidenziando: quali rapporti siano emersi da precorse indagini tra il Bellini e ambienti della criminalità, dei servizi, delle istituzioni, della massoneria, nonché tra il medesimo e i soggetti stranieri; gli atti risultanti a carico del medesimo nel processo per la strage di Bologna, gli spostamenti del Bellini all’estero dal 1989 alla data odierna».

Fra le indagini anche i tabulati telefonici di eventuali cellulari in uso alla Primula Nera. E, poi: «Analoghi accertamenti sugli spostamenti all’estero e in territorio nazionale, sulla disponibilità di telefoni cellulari saranno effettuati per il Ciolini dal 1990 alla data del suo arresto in Italia nel 1991».

Il faccendiere

Nato a Firenze nel 1946, Ciolini è stato al centro di misteri e rivelazioni spesso false, coinvolto in casi di truffe e di aggiotaggio. Nel 2012 è fermato e arrestato con documenti falsi all’aeroporto di Bucarest, sbarcato da Zurigo, ricercato dalle autorità italiane per reati economico-finanziari e sospettato di avere legami coi Servizi segreti di Israele e Stati Uniti.

Nel 1982 era detenuto in carcere in Svizzera, a Champ Dollon, per una truffa. È lo stesso carcere da cui evaderà Licio Gelli nel 1983. Dal carcere svizzero, nell’82 Ciolini scrisse ai magistrati bolognesi, sostenendo che la strage era stata commissionata dalla fantomatica loggia massonica “Montecarlo” – emanazione della P2 – ai “neri” di Stefano Delle Chiaie, eseguita dal tedesco Fiebelkorn e dal francese Danet. La strage sarebbe servita a coprire un’operazione finanziaria Eni-Petromin. Divenne un superteste, prima di una ritrattazione costatagli una condanna a nove anni di carcere (quattro condonati) per calunnia.

I servizi

Ma nell’oscura storia dei depistaggi, Ciolini non è il solo protagonista. Nel 1986, la Corte d’Assise di Appello condanna Francesco Pazienza, consulente del Sismi sotto Giuseppe Santovito (capo del Sismi fino al 1981, deceduto nel 1984), Pietro Musumeci (all’epoca generale del Sismi e membro della P2) e Giuseppe Belmonte (ufficiale del Sismi) a 3 anni e 2 mesi, a 3 anni 11 mesi e 15 giorni e a 3 anni e 5 mesi. I tre sono considerati gli autori della falsa pista culminata il 13 gennaio 1981 con il ritrovamento di una valigia carica di esplosivi, armi e documenti sul treno Taranto-Milano (Pazienza si è sempre proclamato innocente e ha recentemente chiesto di essere interrogato nel processo Cavallini).

Sisti

Nomi riconducibili a Ugo Sisti, indagato e poi assolto per favoreggiamento di Bellini dopo essere stato trovato il 2 agosto 1980 nell’albergo della Mucciatella. In un’audizione al Senato sul sequestro Cirillo, nel maggio 1989 parlando della strage in relazione alla discussa assegnazione di indagini al Sismi, Ugo Sisti si difese sostenendo che «i magistrati di Bologna mi chiesero di avere un contatto col Sismi, io andai dal generale Santovito e in quella occasione il generale Santovito mi presentò Musumeci».

Vicende su cui, a distanza di anni, la Corte d’Assise di Bologna vuole tornare a far luce, acquisendo sia il proscioglimento di Sisti dal favoreggiamento, sia i provvedimenti con cui il Dap – guidato da Sisti – autorizzò più volte l’ingresso di Giuseppe Belmonte e Adalberto Tittacapo, nel carcere di Ascoli Piceno, dove si trovava Raffaele Cutolo. —



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