Quell’identità brasiliana mantenuta nelle carceri
REGGIO EMILIA. «È possibile che, durante la sua lunga storia criminale, che incomincia agli inizi degli anni Settanta, Bellini non sia stato monitorato da nessuno? Come poteva muoversi cambiando generalità, attività, città e creando contatti con i vertici di cosa nostra?». È una delle domande rivolte all’ex procuratore antimafia, Pier Luigi Vigna, nel corso dell’audizione in commissione parlamentare nel 2010: un documento acquisito dalla Corte d’Assise di Bologna nell’ambito del processo all’ex Nar, Gilberto Cavallini.
Un documento richiesto per far luce sui rapporti fra Ugo Sisti, ex procuratore a Bologna e poi capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, e la Primula Nera, nei suoi periodi in carcere e nel periodo della sua latitanza, quando Bellini aveva un documento intestato a Roberto Da Silva, mantenuto anche durante le sue frequentazioni con Sisti, trovato il 2 agosto 1980 nell’albergo di Aldo Bellini alla Mucciatella.
Nel 2010, Vigna ipotizza che Bellini sia stato ad esempio nel carcere di Sciacca, dove conobbe Antonino Gioè, «su direttive del capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, perché era un luogo dove aveva dei referenti (appunto il capo del dipartimento) e dove poteva mantenersi celata la vera identità del Bellini».
Secondo le recenti carte della trattativa Stato–Mafia, risulta che Bellini fu al carcere di Sciacca dal 3 settembre al 9 novembre 1981 e dal 16 dicembre dello stesso anno al 13 gennaio 1982, data in cui è stata scoperta la sua identità attraverso le impronte digitali che aveva rilasciato al servizio militare. Di qui il trasferimento a Firenze. Dal 2 maggio al 3 dicembre 1981 era a Sciacca anche Gioè. I due si ritrovarono anche nel carcere di Palermo, dove Bellini fu detenuto dal 9 novembre al 16 dicembre 1981 e Gioè dal 3 dicembre 1981 al 28 maggio del 1983.
È in carcere che Bellini estese molte delle sue conoscenze nel mondo della criminalità organizzata.
Invero, sui rapporti di Sisti con Bellini era stata la stessa Primula Nera a parlare già nel 2010, sulle pagine della Gazzetta, in un articolo a firma di Tiziano Soresina e Massimo Sesena, per smentire quel ruolo di agente segreto che gli è stato «etichettato» da più parti, attaccando nientemeno che l’ex boss Giovanni Brusca («L’ho querelato, non ho mai suggerito la strategia stragista dei primi anni Novanta»).
Bellini tira in ballo la figura di suo padre, come colui che in qualche modo avrebbe condizionato la sua vita, soprattutto nella prima parte: «Dio solo sa quanti soldi spendeva mio padre nel portare avanti e indietro in auto il dottor Ugo Sisti. Mio padre è un padre – spiegava – che una volta mi stava strangolando, in un’altra occasione mi ha spinto fuori dall’auto a calci nel sedere soltanto perché non avevo fatto quello che mi aveva chiesto».
Fu il padre che lo mandò a Foligno a conseguire il brevetto da pilota di elicotteri. E proprio il volo è stato un punto di contatto noto da tempo fra Sisti e la Primula Nera. —
E.Spa.
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