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«È lecito nutrire dubbi sull’alibi» Così archiviarono la Primula Nera

E.Spa.
«È lecito nutrire dubbi sull’alibi» Così archiviarono la Primula Nera

Nella sentenza di non luogo a procedere del 1992 il giudice rileva un «risvolto di fragilità» che viene  considerato «ininfluente»

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REGGIO EMILIA. «In effetti quell’alibi ha trovato conferma ma con un residuo risvolto di fragilità, tenuto conto che se risulta accertato che egli giunse in tale data con la famiglia al passo del Tonale per un periodo di vacanza, peraltro il suo arrivo in tale località, sulla base delle testimonianze e dei rilievi emergenti dal registro delle presenze del residence in cui alloggiò, deve essere avvenuto nel tardo pomeriggio o in serata, mentre per le ore della mattina l’alibi gli è fornito in sostanza solo dagli stessi famigliari, sull’attendibilità dei quali è lecito nutrire dei dubbi atteso l’atteggiamento di totale solidarietà e copertura degli stessi sempre mostrato nei confronti del congiunto nelle sue varie vicende note alle cronache giudiziarie». È uno dei passaggi conclusivi della sentenza del 28 aprile 1992, nella quale viene stabilito il non luogo a procedere nei confronti di Paolo Bellini per la strage di Bologna del 2 agosto 1980.

Una strage alla quale la Primula Nera ha sempre negato ogni coinvolgimento. L’alibi, a distanza di anni, è sempre stato lo stesso: «Ero al passo del Tonale con la mia famiglia e con noi c’era anche una nostra cugina che mia cognata mi aveva portato di prima mattina. Il 2 agosto 1980 guidai da Reggio Emilia fino a Rimini, dove stava mia moglie e poi arrivammo in questo albergo, lassù, dove rimanemmo per una settimana di vacanza».

Una versione ripercorsa nella sentenza di archiviazione del killer reggiano, prosciolto per non aver commesso il fatto: una formula piena, ma sulla quale nelle motivazioni il giudice dell’epoca rileva «l’esistenza di un margine di dubbio sulla solidità dell’alibi del Bellini per il 2 agosto 1980». Un margine di dubbio considerato all’epoca «superato e ininfluente» ai fini della decisione, sul quale ora la Procura generale di Bologna intende tornare alla carica, chiedendo la revoca dell’assoluzione.

La decisione verrà presa il 28 maggio, alle 9.30, quando il gip Francesca Zavaglia esprimerà il proprio parere. Tre in particolare gli elementi sui quali punta la Procura: il volto misterioso, estratto da un fotogramma di un filmato amatoriale in Super 8 girato il 2 agosto 1980, alle 10.13 sul primo binario della stazione di Bologna, elementi emersi nel processo di Palermo sulla trattativa Stato-Mafia e un’intercettazione del 1996 nella casa di Carlo Maria Maggi, ex capo di Ordine Nuovo, condannato per la strage di Brescia e morto a dicembre. —

E.Spa.

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