Evasi e irreperibili i 2 richiedenti asilo arrestati perché sorpresi a spacciare
MONTECCHIO. Spariti. Volatilizzati. Evasi. Quando mercoledì sera l’operatore della “Papa Giovanni XXIII” si è recato nell’appartamento di Montecchio dove i due pusher richiedenti asilo erano agli arresti domiciliari, ha appreso dal terzo – ora unico ospite – che i due connazionali avevano infilato i pochi effetti personali in una borsa e se n’erano andati.
Così hanno fatto perdere le loro tracce i nigeriani Christian Bannor, 32enne, e Samuel David, 22enne, arrestati una settimana fa dai carabinieri con l’accusa di concorso in spaccio di sostanze stupefacenti (marijuana, eroina e cocaina). Una vicenda che aveva provocato un post indignato del ministro dell’Interno Matteo Salvini, che tramite i social aveva dichiarato: «Spacciavano droga, eroina compresa, al centro di accoglienza in cui erano ospitati a spese degli italiani a Montecchio. Grazie al decreto sicurezza potranno essere espulsi». Forse proprio lo spauracchio dell’espulsione dietro l’angolo (eventualità prevista per chi viene condannato per reati gravi, ma occorre tempo affinché la Commissione regionale si pronunci) ha indotto i giovani ad approdare ad altri lidi.
I due erano stati individuati dai carabinieri di Montecchio al termine di un’indagine iniziata nel gennaio scorso, su segnalazione di diversi genitori (alcuni delle scuole elementari) che avevano assistito allo smercio di droga in punti nevralgici del paese. La “base” era la struttura per richiedenti asilo e la perquisizione aveva fatto acquisire i due cellulari, con numerosi contatti di clienti che, sfilando in caserma, avevano confermato l’acquisto di droga e riconosciuto dalle foto segnaletiche i fornitori. Bastava chiamare quei cellulari e i pusher uscivano dall’alloggio, incontrandosi con gli acquirenti in un passaggio pedonale vicino alla scuola. Sulla base dei riscontri dell’Arma, il pm Maria Rita Pantani aveva ottenuto dal gip la misura cautelare. «L’accaduto è stato segnalato alla Prefettura», fanno sapere dalla Papa Giovanni XXIII. —
Am.P.
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