Tre cinesi fantasma Scatta il sequestro preventivo di un appartamento
La polizia scopre gli irregolari in un’abitazione di via Eritrea Accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina
I poliziotti della Squadra Mobile si sono presentati in un appartamento di via Eritrea per eseguire una perquisizione e, nell’alloggio, hanno trovato cinque cinesi (due regolari e tre clandestini): “invisibili”, senza contratto d’affitto, senza documenti e forse avviati al lavoro nero. Una scoperta che ha fatto ipotizzare il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (o perlomeno il favoreggiamento della permanenza sul territorio italiano di extracomunitari irregolari), motivo per cui l’appartamento è stato posto sotto sequestro preventivo finalizzato alla confisca.
Una novità, per la zona stazione, che potrebbe costituire un forte deterrente per chi si insinua in modo spregiudicato nel mercato degli immobili. Nel corso di un’indagine in tale ambito gli uomini del dirigente Guglielmo Battisti hanno bussato a una porta di via Eritrea, scoprendo i cinque occupanti: cinesi, tra i 35 e i 50 anni, di cui tre sedicenti e, in base alle impronte digitali, sconosciuti alle banche dati. “Fantasmi” che hanno fatto scena muta e dei quali non si sa nulla, nemmeno l’identificazione è certa.
Tutti e tre sono stati colpiti da decreto di espulsione e uno è stato accompagnato al Cie (centro per l’identificazione e l’espulsione) di Roma. Non è finita qui: la proprietà dell’immobile è risultata in capo a un cinese residente a Gualtieri, ma il contratto d’affitto era intestato a una terza persona, un connazionale, che non risiedeva lì. L’ipotesi investigativi – che dovrà essere suffragata da ulteriori riscontri sul proprietario, sull’affittuario e sulle utenze domestiche – è che i clandestini fossero stati portati in città per essere impiegati in nero; qualcuno li avrebbe collocati in un alloggio pur non avendone la disponibilità. Mentre sull’eventuale organizzazione che si occuperebbe del canale di approvvigionamento di braccia irregolari gli elementi sono insufficienti.
«L’attività investigativa è solo all’inizio, siamo in un quadro indiziario – ha spiegato Battisti – In base al Testo Unico sull’immigrazione, per dimostrare le responsabilità individuali sulla fattispecie di reato (il favoreggiamento, ndr) dovremo trovare conferme dell’ingiusto profitto di terzi».
Intanto, su richiesta del pm Maria Rita Pantani, il Gip Luca Ramponi ha convalidato il sequestro preventivo, per impedire la reiterazione del reato e l’utilizzo del bene per scopi illeciti. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
