Stalking, 23enne replica «Sono io il perseguitato dalla ex e da sua madre»
FABBRICO. Il 23enne accusato di stalking non ha voluto – ieri mattina, in tribunale a Reggio Emilia – rispondere alle domande del gip Dario De Luca, ma sempre nel contesto dell’interrogatorio di garanzia ha voluto replicare in modo deciso all’imputazione attraverso quelle che tecnicamente vengono definite “dichiarazioni spontanee”.
E sono parole pesanti – come riferisce ai cronisti al termine del passaggio giudiziario l’avvocato difensore Carmine Migale – perché il giovane impiegato non solo nega ogni addebito, ma non esita a definire come «invenzioni» le persecuzioni di cui l’incolpano l’ex fidanzata e la madre di lei. Sempre il 23enne ribalta l’esito delle indagini, aggiungendo che può provare quanto dice attraverso dei testimoni e che è lui lo stalkizzato per tutta una serie di minacce subite e che non ha per il momento denunciato.
Invece gli accertamenti dei carabinieri dicono che dal giugno 2017 l’indagato ha perseguito le due donne con violenze fisiche, minacce, danneggiamenti vari (dell’auto, dei mobili...), pedinamenti, scritte sui muri, telefonate. Questa serie di reati ha ingenerato nelle vittime uno stato di ansia e paura, costringendole a cambiare abitudini per timore della propria incolumità. Su richiesta della Procura, il gip De Luca ha stabilito che l’impiegato non deve avvicinarsi a meno di 500 metri dall’ex fidanzata e deve mantenere un’analoga distanza di sicurezza anche dalla madre della donna, pure lei vittima delle sue condotte persecutorie. Inoltre lo stalker in questione non deve comunicare in alcun modo e con qualsiasi mezzo con le due vittime.
T.S.
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