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Strage del 2 agosto il caso Bellini riaperto fra Reggio e la Sicilia

Evaristo Sparvieri
Strage del 2 agosto il caso Bellini riaperto fra Reggio e la Sicilia

Informative e testimonianze sulla Primula nera nella sentenza Stato-Mafia Sotto la lente della Procura generale di Bologna i suoi rapporti con Picciafuoco

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Quali sono stati i rapporti fra Paolo Bellini e Sergio Picciafuoco, presente il 2 agosto 1980 nella stazione di Bologna, condannato in primo grado per la strage ma poi assolto in Cassazione nel ’97? È una delle domande alle quali la Procura Generale di Bologna intende trovare una risposta, chiedendo la revoca della sentenza di archiviazione del 28 aprile 1992 con cui la Primula Nera uscì di scena dalle indagini e dai successivi processi per la strage della stazione del 2 agosto 1980.

i nuovi elementi

Un interrogativo sorto sulla base degli elementi emersi nel processo sulla trattativa Stato-Mafia, dove la Primula Nera è stata sentita come testimone in merito alla cosiddetta seconda trattativa delle opere d’arte, parallela a quella Mori-Ciancimino: una vicenda nella quale Bellini entra attraverso i suoi rapporti con Antonino Gioè, suo compagno in carcere a Sciacca e Palermo, frequentato fuori dal periodo di reclusione, fra i responsabili dell’uccisione di Falcone e nel ’93 suicida in cella lasciando una lettera indirizzata alla Primula Nera, di cui è considerato una sorta di iniziatore negli ambienti di Cosa Nostra. È durante le deposizioni del marzo 2014 sulla trattativa che il killer reggiano – diventato prima testimone e poi collaboratore di giustizia – ripercorre le tappe della sua carriera criminale dagli esordi nel mondo dell’eversione nera fino al racconto della consegna del biglietto con i nomi dei mafiosi oggetto della trattativa, passando per la fase ’ndranghetista.

Stragi di mafia

S’indaga sugli anni ’90, il periodo delle stragi di mafia. E il racconto di Bellini viene sottoposto a riscontri e accertamenti. Fra gli atti acquisiti, anche un articolo della Gazzetta del 18 gennaio 1998: “Paolo Bellini spiega la propria verità in un’intervista e accusa il boss di San Giuseppe Jato - Brusca racconta menzogne”. È invece in una informativa della Dia del 7 giugno 1996, in cui è presente una «scheda biografico-criminale di Bellini», che si legge che la Primula Nera risultava «indagato per la “strage di Bologna” e poi prosciolto, per rapporti con Picciafuoco Sergio e con Delle Chiaie Stefano». Di quest’ultimo, leader di Avanguardia Nazionale, Bellini ha sempre negato una conoscenza diretta. Ma è sui suoi rapporti con Picciafuoco che la Procura Generale di Bologna vuole vederci chiaro, in relazione a quanto emerso nel processo siciliano.

Le deposizioni

È qui, durante i riscontri partiti per accertare i racconti di Bellini, che vengono ascoltati anche Diego Di Gregorio e Mario Serafini, il primo luogo tenente della Finanza in servizio alla Dia dal 1990 al 1997, il secondo generale in pensione, incaricati di riferire sugli spostamenti di Bellini, sui suoi viaggi in Sicilia agli inizi degli anni ’90 e su indagini svolte su leghe e movimenti meridionalisti che ruotavano attorno alla figura di Stefano Menicacci, ex Msi e all’epoca esponente della Liga Veneta, fra l’altro avvocato del capo di Avanguardia Nazionale, Stefano Delle Chiaie: due nomi finiti con il capo della P2, Licio Gelli, e con il boss di Costa Nostra, Totò Riina, nell’inchiesta sui “Sistemi Criminali”, archiviata nel 2001. È nel racconto del generale Serafini che, a distanza di un decennio dalla strage di Bologna, emergono i nuovi elementi risalenti all’epoca in cui i processi erano ancora in corso: elementi su cui intendono accendere i riflettori dalla Procura generale.

IL RACCONTO

«Allora, c’è un episodio in data 10/10/90 che riguarda Paolo Bellini, estremista di destra già appartenente ad Avanguardia Nazionale – spiega il generale, specificando che il suo è un racconto a memoria – Bellini la notte tra il 10 e l’11/10/90 ha subìto il furto dell’auto di proprietà della moglie. L’autovettura veniva poi rinvenuta completamente distrutta da un incendio. L’11/10/90, in tarda mattinata, giungeva a Reggio Emilia l’estremista Sergio Picciafuoco, che il mattino successivo veniva notato salire a bordo di una autovettura Fiat ... Questa vettura su cui si trovava Sergio Picciafuoco era intestata alla sorella del Paolo Bellini. Alla guida di questa autovettura c’era un uomo. Veniva poi appurato che Picciafuoco aveva trascorso tutta la mattinata nel 12/10/90 con il Bellini». Per il generale, «non risulta che indagini condotte in proposito abbiano portato a chiarire esaurientemente l’episodio, né ad individuare il nesso che date le circostanze, le coincidenze temporali sono decisamente singolari, potrebbe esservi stato tra il furto dell’autovettura rinvenuta completamente distrutta e l’incontro tra Bellini e Picciafuoco».

Le armi

È anche sulla base di questo racconto che la Procura Generale parla di una «trama di oscuri rapporti», fra Bellini e Picciafuoco. Fra i due, nel ’90, è noto anche un tentativo di scambio di armi, quando durante il soggiorno a Reggio, all’hotel Posta, Picciafuoco chiede telefonicamente un incontro a Bellini per ottenere una pistola. Bellini non si presenta, temendo che la registrazione dei documenti in albergo possano causargli guai.

L’UDIENZA

Picciafuoco, testimone voluto dalla parte civile, è stato sentito a gennaio nel processo a carico dell’ex Nar, Gilberto Cavallini. Il suo nome compariva in un’agenda di quest’ultimo, sequestrata nel 1983. Ai giudici ha ribadito la sua versione, spiegando che viveva a Modena e che si trovò a dover lasciare l’appartamento perché il proprietario si presentò con un’amica che doveva nascondere a causa del rientro anticipato della moglie da una vacanza. Decise di partire il 2 agosto per Milano. Passò da Bologna, spiega, perché latitante cercava il modo più semplice per spostarsi. E da Bologna c’erano treni diretti. Aveva il biglietto per le 10.34 , ribadendo che la sua presenza a Bologna era del tutto casuale. Al momento dello scoppio, rimase impietrito. Portò i primi soccorsi. E, ferito, si recò alle 11.39 all’ospedale Maggiore, fornendo false generalità. «Non conosco – ha aggiunto accalorato – Francesca Mambro, Luigi Ciavardini o Gilberto Cavallini. Sono 50 anni che combatto. Ho conosciuto solo Fioravanti, ma dopo la strage in carcere in cella d’isolamento». Sempre nell’agenda di Cavallini, in una lista di nomi di estremisti di destra, compare anche un certo Giorgio Bellini: un nome affiancato dalla data del suo ingresso in carcere e da quella di un omicidio avvenuto nel Reggiano, date che corrispondono a quelle dell’ingresso in carcere e di un delitto commesso da Paolo Bellini. Intrecci su cui la Procura Generale vuole riaprire il caso della Primula Nera. —



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