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Arrestato in Ungheria il patron del gruppo che controlla Ferrarini

E.L.T.
Arrestato in Ungheria il patron del gruppo che controlla Ferrarini

Piero Pini in carcere da 25 giorni: è accusato di reati fiscali L’azienda: sicuri della correttezza della società ungherese

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REGGIO EMILIA. Il patron del gruppo che ha acquisito Ferrarini spa è rinchiuso da 25 giorni in un carcere ungherese. Piero Pini, capostipite della famiglia di industriali valtellinesi, considerato il re della bresaola, è finito in manette in Ungheria con l’accusa di frode fiscale per presunte fatture false emesse dalla Hungary Meat Ltd (600 dipendenti e un fatturato annuo di 340 milioni di euro), controllata dal Gruppo Pini. Gruppo che a metà febbraio ha deciso di acquisire la maggioranza della Ferrarini spa, l’azienda reggiana dei prosciutti finita nelle secche dopo una poderosa crisi finanziaria che rischiava di trascinarla a fondo.

L’arresto di Pini è rimasto sottotraccia per settimane. A Reggio, nella sede della Ferrarini, la voce circola già da giorni, ma non sembrano esserci preoccupazioni a riguardo.

Anzi, dall’annuncio dell’acquisizione della maggioranza della spa reggiana, la produzione a Reggio è ripresa di gran carriera. L’affare è poi in mano a Roberto Pini, figlio del patron e socio unico di Pini Holding dentro cui confluirebbe Ferrarini.

Pini venne arrestato, poi subito rilasciato dietro cauzione, con analoghe accuse anche nel 2016 in Polonia dove sorge un altro suo stabilimento produttivo. L’imprenditore è molto conosciuto nei paesi dell’Est anche per i suo trascorsi nel mondo del calcio: nei primi anni 2000 è stato presidente dell’Honved, dove ha portato diversi giocatori italiani nel campionato magiaro.

Secondo fonti interne le accuse toccherebbero anche gli affari nel calcio estero.

Le leve sono quindi in mano a Roberto Pini e alla Pini Holding. Dentro c’è anche la spagnola Litera Meat Sl, società che sta realizzando la costruzione di uno stabilimento da 70 mila metri quadri, con capacità produttiva di 160 mila suini a settimana, tra i più grandi in Europa per la lavorazione di carne suina. Dentro alla holding ci sono anche Pini Italia e la Ghinzelli di Viadana, che realizzano un fatturato annuo di 500 milioni di euro con 700 dipendenti. «Per quanto attiene ai suddetti rilievi fiscali afferenti Hungary Meat Kft e il signor Piero Pini, si confida che la giustizia ungherese, a seguito delle opportune verifiche, tuttora in corso, accerterà l’assoluta correttezza dell’operato della società ungherese e del signor Piero Pini», fa sapere l’azienda. —

E.L.T.

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