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il lavoro del futuro 

Oltre cinquecento dipendenti lavorano al Credem... da casa

Luigi Vinceti
Oltre cinquecento dipendenti lavorano al Credem... da casa

La pratica del “Remote working” coinvolge il 33,9 per cento degli assunti I lavoratori possono occuparsi della famiglia, la banca può riutilizzare gli spazi

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Mutuando il termine dalla lingua inglese viene definito “remote working” e sta a significare: lavorare lontano dal luogo di lavoro. In pratica lavorare da casa.

È la tecnica che diverse aziende stanno adottando perché ne traggono vantaggio sia la stessa impresa che il personale dipendente. In alcune realtà si tratta di una pratica ampiamente diffusa e in questo elenco spicca il nome del Credem (Credito Emiliano), banca di carattere nazionale che però a Reggio affonda le sue storiche radici.

In concreto si tratta di una modalità di lavoro flessibile basata sull’impiego di tecnologie mobili (tablet, laptop, smartphone) che facilitano l’equilibrio tra vita privata e quella professionale perché consentono alle persone di gestire flessibilmente il proprio tempo rendendo ad esempio possibile e più agevole la gestione di situazioni familiari complesse. Magari non per l’intera settimana, ma in giorni predefiniti.

I benefici sono duplici. Da un lato il dipendente è motivato ad operare al meglio per non “bruciare” la chance che gli è concessa; dall’altro il datore di lavoro deve preoccuparsi meno degli ambienti e delle strutture nei quali accogliere il proprio personale.

Dicevamo dunque del Credem perché il fenomeno, avviato nel 2015, in soli tre anni ha raggiunto livelli elevatissimi. I dipendenti del Credito Emiliano che lavorano a Reggio e provincia sono attualmente 1.771 e alla fine del 2017 già in 269 avevano adottato questo sistema. Poi, in un solo anno, sono quasi raddoppiati (+ 91,8%) arrivando a 516, pari al 33,9% della forza lavoro. Non ci sarebbe da meravigliarsi se a breve venissero superate le 1.500 unità.

«Uomini e donne sono in numero quasi identico – precisa Andrea Mazzini, responsabile del welfare – e senza differenze sostanziali di età. Il “remote working” sta diventando modalità di routine, un modo moderno di lavorare. Ne sono ovviamente esclusi – per il momento – coloro che operano alle casse e si trovano a diretto contatto con la clientela». Tutti hanno un cellulare aziendale e, aggiunge, «dispongono di congegni telematici portatili; anche se lontani restano in costante contatto con la sede».

E la banca? «Può usare gli spazi in modo diverso. Tanto che, a breve, dovremmo intervenire per la ristrutturazione e il riordino degli spazi della sede di via Emilia San Pietro destinati alle risorse umane».

Per il welfare aziendale adottato, le assunzioni, la formazione, l’attenzione al personale, Credem ha ottenuto, per il terzo anno consecutivo, la certificazione Top Employer e la certificazione di Great Place To Work Insistitute assegnata alle aziende italiane che offrono le migliori condizioni di lavoro. Davvero un ottimo biglietto da visita per la banca reggiana che era già salita agli onori della cronaca per l’offerta alle imprese clienti di sistemi di welfare analoghi a quelli offerti al proprio personale.

Inoltre sono in via di definizione una partnership con un player internazionale per investimenti responsabili, l’ampliamento della gamma dei prodotti con fondi specializzati nel private market, lo sviluppo di consulenze per clienti con alte disponibilità, maggiori servizi assicurativi e supporto integrato alle reti del gruppo. «Nel 2019 – ha recentemente affermato Paolo Magnani, coordinatore dell’area wealth management – Credem si pone l’obiettivo di una raccolta netta di 2 miliardi di euro». —





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