Il prof. Padoa tra i rifugiati in Appennino
Il tributo alla Bertolini Fioroni fa tornare alla memoria un grande protagonista della cultura reggiana novecentesca, il professor Lazzaro Padoa, docente di latino e greco al liceo classico Ariosto dal 1948 al 1977 a cui oggi è intitolata la biblioteca del liceo Moro. Padoa proveniva da una famiglia ebraica reggiana, figlio di Dante e di Ebe Almansi, ebrei sefarditi. Cresciuto senza vincoli religiosi fra Scandiano e Reggio, come i genitori e la sorella Vera inizia ad avere problemi dal 1938, quando vengono emanate le leggi razziali antiebraiche. Il padre, dipendente delle Poste, perde il lavoro e l’alloggio, mentre Lazzaro - laureato in Lettere e fresco di nomina a sottotenente di complemento in fanteria – viene dispensato e allo stesso tempo gli vengono chiuse le strade dell’insegnamento. Dopo l’armistizio, l’occupazione nazista e la nascita della Repubblica di Salò, la situazione per gli ebrei diventa sempre più rischiosa. I Padoa, con la sorella di Ebe, Benvenuta, scappano in montagna, a Costabona, dove trovano rifugio dalla Fioroni. Il padre Dante muore d’infarto l’8 agosto 1944, forse stroncato dallo stress durante una retata. Oggi una pietra d’inciampo lo ricorda davanti all’ultima loro casa reggiana, in via Cagni, di fronte alla caserma Zucchi. Passata la guerra, Dante entra in ruolo al classico, dove sarà il riferimento per generazioni di studenti sino alla pensione del 1977 e poi alla morte nel 1991. Si dedica alla filatelia e all’astronomia, cercando inoltre di ricostruire la presenza ebraica in terra reggiana. All’attivo, tante pubblicazioni sugli ebrei.
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