Marijuana dall’Albania, due insospettabili operai arrestati a Reggio Emilia
Blitz della Finanza dalla Sicilia all'Emilia. I due si trovavano in città perchè un'azienda li aveva da poco assunti come operai
REGGIO EMILIA. Sono stati prelevati all’alba di ieri dalla guardia di finanza di Messina e Reggio Emilia nel loro domicilio qui in città, dove si trovavano perché un’azienda locale li aveva assunti di recente come operai.. Una copertura insospettabile quella di Vanjelaj Hekuran, 37 anni, e Kalaj Bektash, 45 anni, entrambi albanesi – con un precedente specifico alle spalle –, considerati approvvigionatori di droga: coloro che garantivano la “provvista” di stupefacente che, comprato in Albania, veniva trasportato al sud Italia e poi smerciato in diverse regioni.
I due si trovano ora al carcere della Pulce con l’accusa di traffico di stupefacenti e associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. I finanzieri di Messina hanno eseguito un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Messina, Maria Militello, che ha disposto nove misure cautelari in carcere (sette italiani e due albanesi) «nei confronti di appartenenti ad un’organizzazione criminale che gestiva un lucroso traffico di stupefacenti tra l’Albania, l’Emilia-Romagna, l’Abruzzo, la Calabria e Messina».
L’operazione, chiamata “Sfizio”, prende il nome dalla rosticceria “L’angolo dello sfizio”, ritenuta la centrale operativa di una famiglia messinese a capo del gruppo criminale: il padre, Antonino Mangano, e i due figli, Mario Alessandro e Francesco Mangano. Tramite fornitori abruzzesi e albanesi e grazie ai viaggi di fedeli corrieri (Giovanni Ragusa e Mino Berlingeri, sorpresi mesi fa alla guida di auto con 55 chili di marijuana per volta), la droga arrivava a Messina ed era consegnata a pusher locali che avevano il compito di curarne la cessione ai consumatori.
In manette anche altri due membri della banda, Giuseppe Aguì e Carlo Cafarella, uno dei quali dipendente della rosticceria. Contestualmente all’esecuzione delle ordinanze, i finanzieri di Messina hanno proceduto a perquisizioni in tutta Italia. —
Am.P.
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