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L’intervista 

Un giovane studioso reggiano relatore alla British Academy

R.C.
Un giovane studioso reggiano relatore alla British Academy

Lorenzo Ferrari, laureato in Storia a Unimore, è da gennaio all’università Oxford «La mia ricerca verte sulle radici delle discriminazioni dal Medioevo a oggi» 

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REGGIO EMILIA. Lo scorso 27 marzo il giovane studioso reggiano Lorenzo Ferrari ha presentato una parte delle proprie ricerche storiche a un importante convegno dal titolo “Politics, Religion and Psychopathology”, che si è tenuto nella sede londinese della prestigiosa British Academy, l’accademia nazionale del Regno Unito per le discipline umanistiche e le scienze sociali. Ferrari si trova in Inghilterra da gennaio ed è ospite del Lincoln College dell’Università di Oxford.

Andiamo con ordine, come è nata l’opportunità di un periodo di ricerca ad Oxford?

«Dopo la laurea triennale e magistrale in Storia nella sede modenese di Unimore, nell’ottobre del 2017 ho vinto una borsa di dottorato in ambito contemporaneistico nelle Università di Padova, Venezia Ca’ Foscari e Verona. La forte vocazione internazionale dell’ateneo padovano mi ha permesso di organizzare un periodo di studio proprio qui ad Oxford».

Di che cosa si sta occupando nello specifico?

«La mia ricerca dottorale verte sul lavoro di alcuni storici, antropologi e psichiatri britannici e americani che, fra gli anni ’60 e ’80 del Novecento, sull’onda lunga dei processi ai criminali di guerra nazisti, tentarono di rintracciare le radici storiche, sociali e psicologiche delle discriminazioni religiose e razziali, delle persecuzioni e degli stermini dal Medioevo all’età contemporanea. Influenzati dall’applicazione della psicoanalisi di Freud all’analisi delle società, questi studiosi erano interessati ad approfondire l’impatto dell’elemento fantastico (le “fake news” di oggi) nella storia. Mi trovo in Inghilterra per raccogliere il materiale delle loro ricerche e della loro corrispondenza».

Il tema sembra attuale, vede una qualche connessione particolare con il presente?

«La ricerca storica deve sempre partire dalle emergenze del presente, altrimenti si risolve in nozionismo. Le domande che gli storici pongono al passato sono diretta espressione dei problemi del presente. La percezione odierna della crisi della democrazia e dei suoi valori fondanti, i diffusi episodi di intolleranza, il ritorno dei nazionalismi e le ossessioni del complotto che prendono corpo nel mondo occidentale vanno analizzate anche con gli strumenti di chi prima di noi le ha affrontate».

Grazie alle sue ricerche è potuto entrare in contatto anche con altre istituzioni prestigiose…

«Sì, oltre che all’Università di Oxford ho potuto svolgere le mie ricerche alla biblioteca dell’Università di Cambridge, alla British Library e alla Wellcome Library di Londra. Inoltre, da un anno, collaboro con i membri del Norman Cohn Trust di Cambridge, che mi hanno invitato alla conferenza alla British Academy. Grazie al sostegno dell’Università di Oxford e del Trust di Cambridge ho potuto discutere la mia ricerca con alcuni dei più importanti pensatori contemporanei, fra cui gli storici Keith Thomas e Peter Burke e lo studioso della psicoanalisi Riccardo Steiner».

Istituzioni e personalità che fanno sembrare provinciale qualsiasi altra realtà.

«Sì e no. Non si può negare che qui ad Oxford e a Cambridge le biblioteche e gli archivi offrano servizi impareggiabili. Le università hanno rette altissime, ma creano un ambiente favorevole alla ricerca e investono decine di milioni di euro solo per acquisire nuovi libri e banche dati. Tuttavia, mi sento di dire che anche il sistema bibliotecario reggiano e quello modenese offrono tesori da non sottovalutare. Mi è capitato più di una volta di trovare edizioni rare di libri quasi introvabili altrove. Le biblioteche reggiane – in particolare la Panizzi – sono eccellenze del nostro territorio e devono essere al centro dell’agenda dell’amministrazione».

Le elezioni amministrative si avvicinano, le sembra che il tema della cultura sia centrale?

«Magari. Sto seguendo la campagna elettorale ma non mi pare che il tema della cultura stia molto a cuore, soprattutto se si guardano le intenzioni di chi si propone come “alternativa”. Alcuni partiti e movimenti poi si collocano in antitesi rispetto alla cultura scientifica e a livello nazionale strizzano l’occhio a improbabili associazioni contro i vaccini o a forum a favore di presunte famiglie “naturali”. Ecco, di queste controculture antiscientifiche – per usare un eufemismo non abbiamo certo bisogno». —

R.C.

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