Gazzetta di Reggio

Reggio

«Anche il settore agricolo è a forte rischio di infiltrazioni»

Antenore Cervi

L’appello di Antenore Cervi, presidente della Cia provinciale «Sappiamo difenderci con sistemi di controllo rigidi e severi» 

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l’intervento

SEGUE DALLA PRIMA

Lancio questo forte appello in occasione del Festival della legalità “Noi contro le mafie”, che prende approfonditamente in esame il radicamento delle organizzazioni criminali sul territorio locale e nazionale. E voglio dirlo con estrema chiarezza: nessun settore si può credere immune. I rischi sono gravi e pesanti. Nessuno si deve offendere quando se ne parla. “Cia-Agricoltori Italiani” ha recentemente firmato il “Protocollo d’Intesa per la gestione dei beni sequestrati e confiscati” su proposta del presidente del Tribunale di Reggio e componente del collegio giudicante del processo Aemilia, Cristina Beretti. Collaboriamo fin dal 2001 con “Libera”, a cui diamo un concreto sostegno tecnico e formativo. Ma è necessario fare sempre di più.

Le mafie guardano infatti con molto interesse e appetito ai beni che non si svalutano, come possono esserlo i terreni per il settore vitivinicolo, o la produzione del Parmigiano-Reggiano. Ma anche il settore zootecnico è nel mirino: le aziende agricole possono infatti rappresentare uno dei maggiori investimenti per le organizzazioni criminali. A testimoniarlo sono le diverse inchieste che hanno portato alla luce, nel nostro Paese, i tentacoli delle mafie sulle campagne italiane. È molto pericoloso negarlo: l’agricoltura ha molto appeal, e non solo per le organizzazioni criminali italiane. Per contrastare i tentativi di infiltrazioni, Cia ha messo in campo sistemi di controllo rigidi e severi sulle operazioni vagliate in sede. Monitora la situazione patrimoniale e valuta il “curriculum” dei privati e delle aziende che vogliono investire ingenti somme sul nostro territorio. Sappiamo molto bene che i capitali derivanti dalle attività criminali vengono spesso immessi nell’economia pulita: anche il settore agricolo può essere utilizzato per riciclare denaro sporco. Il primo campanello d’allarme? Grande disponibilità economica e contemporanea assenza di esperienza nel settore.

Noi ci impegniamo quotidianamente a difendere i nostri agricoltori da questa piaga. È necessario che siano consapevoli dei rischi, e siamo decisi ad essere sempre più parte attiva nella lotta alla mafia in ogni sua declinazione. Correlato al tema delle infiltrazioni vi è poi quello del caporalato. E vi è il sentore che sul nostro territorio il fenomeno sia presente in zootecnia e riguardi, in particolare, la mungitura. Si teme che vi sia una “gestione coordinata” dei lavoratori indiani, che farebbe a capo a un’unica regia di connazionali. Per contrastare con sempre più forza il fenomeno, occorre dare vita a un sistema più semplificato e introdurre incentivi alle aziende agricole per far decollare la “Rete del Lavoro Agricolo di Qualità”. Cia sostiene infine la necessità di apportare alcune modifiche alla “Legge contro il caporalato”, in modo da renderla più efficace contro i criminali e più equa per chi rispetta i lavoratori. —

Antenore Cervi

presidente Cia-Agricoltori Italiani

di Reggio e vicepres. vicario regionale

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