«Senza alternative si diventa mafiosi»
Al festival Noicontrolemafie il progetto “Liberi di scegliere” per evitare che i figli dei boss seguano le orme dei padri
Le scelte da fare, in totale libertà e con la giusta consapevolezza. «Si diventa mafiosi se non si hanno alternative». È iniziata proprio con questo messaggio della sceneggiatrice televisiva, Monica Zapelli, la seconda giornata della nona edizione del festival della legalità “Noicontrolemafie”.
L’EVENTO AL CRISTALLO
Tantissimi studenti delle scuole Canossa, Chierici, Don Jodi, Filippo Re, Secchi e Zanelli, presenti al cinema Cristallo di Reggio, ieri mattina per partecipare all’incontro “Liberi di scegliere, anche in terra di ’ndrangheta”. Un messaggio importante quello racchiuso nella seconda giornata del festival della legalità “Noicontrolemafie” che, fino a sabato, interesserà 18 Comuni della nostra provincia con dibattiti, rassegne e spettacoli per contrastare le mafie.
Il cinema Cristallo di Reggio si è reso nuovamente protagonista, coinvolgendo centinaia di giovani che hanno assistito alla proiezione del film “Liberi di scegliere”. All’evento di ieri, oltre a Monica Zapelli erano presenti il direttore scientifico del festival Antonio Nicaso, la coordinatrice Rosa Frammartino, la saggista Giulia Adamo. Per i saluti istituzionali, presente il sindaco di Albinea e consigliere delegato della provincia, Nico Giberti. In videoconferenza è intervenuto anche il presidente del tribunale dei minori di Reggio Calabria e promotore del protocollo con le istituzioni denominato appunto “Liberi di scegliere”, che evita che i figli dei boss seguano le orme dei padri. Molto spesso, infatti, l’eredità illegale si diffonde in famiglia. È successo e, purtroppo, continua a succedere anche in questo territorio che non è rimasto immune al fenomeno mafioso e, in particolare, a quello ’ndranghetistico. Su questo tema si è soffermata l’analisi di Monica Zapelli che, oltre ad essere sceneggiatrice del film proiettato durante il festival, ha partecipato anche alla sceneggiatura di un film simbolo della lotta alla mafia come “I cento passi” che racconta l’impegno contro la mafia, anche in un contesto di eredità mafiosa, di Peppino Impastato. Zapelli, incentrando la sua argomentazione anche in seguito ai fatti di cronaca che hanno visto protagonisti nei mesi scorsi i fratelli Amato, ha dichiarato: «Si seguono le orme dei padri e si diventa mafiosi quando, in famiglia, non ci sono esempi positivi da seguire. In un clima di violenza e sopraffazione, è ovvio che non si vive bene e c’è un forte sentimento di sofferenza ma, nonostante tutto, quella, per molti, è la strada da seguire».
il consiglio
Il nemico dei mafiosi, quindi, secondo la sceneggiatrice è lo Stato e su questo aspetto commenta: «Se tutti i parenti sono in carcere per mafia, lo Stato è visto come un nemico. Lo Stato, entra negativamente, nella vita dei figli di mafiosi quando si è bambini. Non è difficile avere uno sguardo capovolto rispetto a quello che è il ruolo dello Stato se si vive all’interno di un nucleo mafioso». Monica Zapelli, concludendo e dando un consigli ai giovani del nostro territorio dichiara: «C’è sempre una distanza tra bene e male che molto spesso non si vede se si è immersi in determinati contesti. Per questo vanno tenuti, sempre, gli occhi aperti»—
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