Spaccio nella casa di campagna L’imputato riconosciuto in foto
CADELBOSCO SOPRA. E’ approdata in tribunale a Reggio Emilia una “costola” dell’indagine antidroga dei carabinieri di Guastalla che a cavallo fra il 2013 e il 2014 aveva portato ad un arresto – su richiesta del pm Maria Rita Pantani ed avallata dal gip – concretizzatosi con un blitz in una casa di campagna a Villa Seta.
Ma quel giorno, quando venne eseguita l’ordinanza relativa alla misura restrittiva, venne individuato nell’abitazione un’altra persona, rivelatasi sospetta.
Si trattava del pakistano Wasim Sarwar. I successivi approfondimenti investigativi (fra cui delle intercettazioni telefoniche) hanno portato all’accusa di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti per il pakistano, considerato legato all’arrestato – in gergo un “cavallino” – nello smercio delle dosi di droga.
Ieri sono stati sentiti alcuni giovani “frequentatori” di quella casa dello spaccio e hanno confermato – davanti al giudice Simone Devoto Medioli – gli acquisti di droga, ricordando che conoscevano l’imputato come Alì. Più dettagliata la descrizione di un trentenne: dice di essere stato più volte in quella casa a Villa Seta, anche due volte la settimana, per comprare eroina (50 euro al grammo il costo) e “fumo”.
Poi gli mostrano alcune fotografie segnaletiche e in una riconosce il pakistano sotto accusa.
Esaurita la deposizione di tre giovani consumatori di stupefacenti, il processo è stato riaggiornato per sentire altri acquirenti ed avvicinarsi così alla sentenza.
In aula Sarwar non è presente, comunque rappresentato d’ufficio dall’avvocato Fabrizio Pancaldi (in sostituzione di un altro collega). —
T.S.
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