Gazzetta di Reggio

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il maxi processo 

Bologna si prepara all’Appello «Presto pronta l’aula bunker»

Il procuratore generale Ignazio De Francisci «Ho chiesto aiuto  e ho trovato orecchie attente per il restauro della struttura» 

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REGGIO EMILIA. «Come sempre ho chiesto aiuto istituzionale affinché il restauro dell’aula bunker proceda velocemente, perché in autunno dobbiamo fare l’appello del processo Aemilia, e sono sicuro di aver trovato orecchie attente su questo tema». Lo ha detto parlando con i cronisti al termine della sua audizione davanti alla delegazione della Commissione antimafia, il procuratore generale di Bologna, Ignazio De Francisci, che torna sulla questione della sistemazione dell’aula bunker del carcere bolognese della Dozza, dove in autunno si terrà l’Appello del processo Aemilia, conclusosi in primo grado lo scorso 31 ottobre a Reggio Emilia. De Francisci spiega di aver sollevato lui stesso la questione nel corso della sua audizione, per sottolineare una volta di più la necessità che i lavori siano conclusi in tempo per l’inizio del processo d’appello, e non nasconde la propria soddisfazione per l’esito della discussione con i parlamentari presenti in Prefettura a Bologna, affermando appunto di aver «trovato orecchie attente» sul tema. «Io sono contento che sia venuta la Commissione antimafia – ha aggiunto il procuratore generale – perché è vero che l’Emilia non è la Sicilia o la Calabria però se non continuiamo a lavorare rischiamo di diventare come la Sicilia o come la Calabria».

L’Emilia Romagna ha gli «anticorpi» necessari per contrastare il fenomeno delle infiltrazioni mafiose nella società, «sono assolutamente ottimista». È il pensiero del procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato, presente ieri in Prefettura alla visita della Commissione parlamentare antimafia. La risposta contro le mafie «deve essere anche una risposta della società e culturale. Nessun fenomeno criminale, neanche quello più modesto – ha sottolineato Amato – può essere contrastato solo dalla polizia, dai carabinieri e dalla magistratura perché non è questo il nostro ruolo salvifico. Se non c’è una reazione, e ci sono tutti gli elementi perché questa reazione ci sia, c’è stata e ci sarà, ovviamente la nostra sarà sempre una battaglia di retroguardia».

Per Amato in Emilia-Romagna «non ci sono emergenze particolari. Noi abbiamo segnalato come la vicenda del processo Aemilia per noi è un punto di arrivo importante» e allo stesso tempo «un punto di partenza e di cambiamento perché la criminalità organizzata non è sempre uguale a se stessa». Secondo il procuratore capo di Bologna, «la criminalità organizzata che ha portato al processo Aemilia oggi è sempre presente ma con modalità diverse. Deve diventare sempre più sofisticato l’approccio ai segnali “spia” che possono consentire alle forze dell’ordine, alla magistratura e anche alle altre istituzioni di intercettare un fenomeno. Trovo estremamente importanti le attività che fanno i Prefetti con le misure interdittive antimafia». —

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