Circoncisione, guerra di perizie sul bimbo morto per il santone
La Procura ha affidato un incarico di consulenza a un medico legale di Parma Stessa mossa per la difesa del 40enne ghanese indagato per omicidio colposo
REGGIO EMILIA. La Procura di Reggio Emilia, attraverso il pm Iacopo Berardi che coordina l’inchiesta, ha già depositato una consulenza, affidata a un medico legale di Parma. E anche la difesa del 40enne ghanese, rappresentata dall’avvocato Daniela Goldoni, ha nominato una consulente di parte, incaricando a sua volta un medico legale modenese. Mentre le indagini sono ancora in corso, si profila una battaglia di perizie legali sulla posizione del 40enne di origine ghanese indagato per omicidio colposo e accusato di essere il “santone” che nel novembre scorso ha praticato a Reggio una circoncisione clandestina costata la vita a un bimbo di quattro mesi, suo connazionale.
LE VICENDE
Un caso emerso poco più di una settimana fa, a fine marzo, quando un altro neonato ghanese di cinque mesi, sottoposto poche ore prima a una circoncisione clandestina in casa, è deceduto all’ospedale Sant’Orsola di Bologna. In quest’ultima vicenda, la circoncisione è stata eseguita dai suoi genitori (a loro volta indagati per omicidio colposo) nella casa di Scandiano. Sul precedente di novembre, avvenuto a Reggio, le attenzioni degli inquirenti si sono invece subito concentrate sulla figura del 40enne ghanese, proveniente da Modena, indagato in concorso con i genitori del neonato. E molto conosciuto nelle comunità di connazionali presenti nelle province emiliano-romagnole proprio per essere l’esecutore di pratiche domestiche del genere. Sulla sua figura si sono concentrate infatti le attenzioni di quattro questure – Reggio, Modena, Parma e Bologna – impegnate ad acquisire elementi per scovare altri casi in cui il cosiddetto “santone” – che si farebbe persino chiamare “doctor” senza essere dottore – avrebbe effettuato operazioni simili.
I PRECEDENTI
Due indagini delicate, che hanno riacceso i riflettori sul fenomeno delle circoncisioni clandestine, effettuate fra le mura domestiche, costate la vita negli ultimi cinque mesi a quattro bambini: il neonato di quattro mesi morto a Reggio a novembre, un bimbo di due anni deceduto a dicembre a Monterotondo (Roma), il neonato di cinque mesi scandianese morto a fine marzo a Bologna e il neonato morto ieri a Genova.
IL CASO DI GENOVA
Il piccolo, in quest’ultimo caso, aveva poche settimane di vita. E per la sua morte sono stati arrestati ieri con l’accusa di omicidio preterintenzionale la madre e la nonna, entrambe nigeriane, insieme a un connazionale 34enne considerato dalle due donne il “santone” che avrebbe praticato la circoncisione. L’uomo è stato bloccato dalle forze dell’ordine a Ventimiglia, dopo aver tentato la fuga verso la Francia una volta appresa telefonicamente dalle due donne la notizia che il piccolo stava male. Gli investigatori della Mobile lo hanno rintracciato nei pressi del confine tramite il cellulare.
L’INDAGINE REGGIANA
Proprio i tabulati telefonici sarebbero finora anche uno degli elementi emersi a carico del 40enne ghanese, confermando un suo coinvolgimento nella circoncisione rivelatasi fatale: un uomo descritto come avvolto da una sorta di aura da guru, che come tale si presenta. La sua identificazione, condotta su un gruppo di fotografie ad opera di un testimone, è tuttavia ancora oggetto di indagini E se si tratti di una figura che occasionalmente pratica la circoncisione nell’ambito di una ristretta cerchia di conoscenti o venga chiamato anche da connazionali che lo conoscono per fama, resta un aspetto da approfondire. Approfondimenti che potrebbero essere affidati a un eventuale interrogatorio. Per quanto riguarda i genitori del bimbo, difesi dall’avvocato Giuseppe Caldarola, sono invece già stati ascoltati dagli inquirenti, dicendo non solo di essere vittime di questa situazione, ma anche di sentirsi traditi dall’uomo a cui tradizionalmente la comunità ghanese si affida per le pratiche mediche o paramediche. «I genitori – aveva spiega Caldarola – sono vittime e sono distrutti dalla vicenda. Purtroppo questa figura è accreditata dalla comunità e c’è una sorta di rispetto e paura nel denunciare queste situazioni fino a quando non avvengono drammi. I genitori si sono affidati a questa persona senza sapere le modalità dell’operazione. Poi hanno collaborato con la giustizia per chiarire quanto avvenuto». —
E.Spa.
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