Droga dal Perù, il trafficante era a Reggio
Da dieci mesi il capo di una banda smantellata dai carabinieri era agli arresti domiciliari nella comunità Papa Giovanni XXIII
Quando all’alba di ieri i carabinieri di Bologna e i loro colleghi di Reggio hanno bussato alla porta del centro sociale Papa Giovanni XXIII, con un mandato di arresto in mano, il responsabile di turno ha comunicato che l’ospite della comunità di recupero era in permesso premio. Il ricercato – Claudio Ranko Pawan, 43 anni, albanese con cittadinanza italiana, residente nel capoluogo felsineo – è stato rintracciato poche ore dopo a Ravenna, nell’abitazione della fidanzata: l’uomo, finito in manette per il reato di traffico di stupefacenti, è considerato al vertice di una organizzazione criminale che importava dal Perù, tramite la Spagna, cocaina a chili e, in misura inferiore, marijuana e hascisc.
A REGGIO DA DIECI MESI
«Il 43enne era nella nostra comunità dal luglio 2018 – ha spiegato il presidente della Papa Giovanni, Matteo Iori – Era ai domiciliari per una precedente vicenda».
Il riferimento è a una vecchia indagine della Dda che aveva scoperto come Pawan fosse al centro di un narcotraffico, con rilevanti quantitativi di cocaina dal Sud America (Colombia e Perù), importati sempre via Spagna in Italia con metodi ingegnosi: in forma liquida, all’interno di bottiglie di liquore, o in polvere, in tubetti di pomata. Con problemi di tossicodipendenza Pawan, dopo un periodo in una comunità di recupero di Sasso Marconi (Bologna), secondo la disponibilità delle strutture in regione era stato indirizzato a Reggio. «Nel periodo della sua permanenza da noi, il 43enne si è comportato in modo corretto ed era arrivato quasi alla fine del percorso, tant’è che da pochi giorni aveva l’autorizzazione del magistrato per uscire e muoversi liberamente; a breve era previsto un suo trasferimento in altra struttura, nel Bolognese», prosegue Iori, che conclude: «Siamo tranquilli, poiché i fatti per i quali è stato incarcerato sono antecedenti al suo ingresso nella nostra comunità».
GLI ADDEBITI
Difatti la maxi operazione condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo e Operativo e diretta dal procuratore capo di Bologna Giuseppe Amato, denominata “Nuevo Sol” – 12 misure cautelari (6 arrestati ora detenuti a Bologna e Modena, 3 ai domiciliari e 3 con obblighi di dimora) e 15 perquisizioni, che non hanno coinvolto la nostra città – ha preso avvio nella seconda metà del 2016, in base alla “cantata” di un 35enne che si trovava in comunità a Sasso Marconi insieme al 43enne. Secondo quella soffiata, Pawan aveva ripreso i contatti con i suoi “amici”.
È stata necessaria un’opera certosina di intercettazioni telefoniche, ambientali e video per comporre il puzzle del sodalizio, formato in realtà da due gruppi di italiani e albanesi: il primo gruppo faceva riferimento a Pawan che con l’aiuto della madre e della fidanzata, anche loro arrestate, riforniva di droga la “Bologna bene” degli insospettabili professionisti. Tra gli acquirenti, a loro volta spacciatori, figurano persone note a Bologna come Gianluca Landi, 55enne detto Kuscino, fondatore del gruppo ultrà dei Mods, e Cristiano Lucchinelli, 39enne figlio del campione di motociclismo Marco, morto in incidente nel 2017. Si riforniva da Pawan anche Stefano Lepore, 38enne pregiudicato a capo del secondo gruppo, che a sua volta si avvaleva di altre figure intermedie di albanesi per smerciare la cocaina su altre piazze emiliane. —
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