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«La vera informazione non deve essere neutrale»

Rebecca Poluzzi
«La vera informazione non deve essere neutrale»

Si è parlato di giornalismo e democrazia ieri nell’Auditorium del Credem Tra i relatori Antonio Nicaso e Stefania Pellegrini, portavoce di Articolo 21

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Quarto potere. Basta questa locuzione, utilizzata per definire la funzione dei mezzi di comunicazione di massa come strumenti della vita democratica, per comprendere quanto il giornalismo abbia un ruolo cardine nella vita di ognuno. Il suo compito è quello di informare la collettività su cronaca e attualità, ma non solo, certamente deve anche mettere in luce realtà nascoste e distanti da noi, che paiono non toccarci in prima persona, ma delle quali ci si deve interessare in quanto cittadini del mondo.

Tra queste ai primi posti si candida la piaga della criminalità organizzata. Proprio partendo da tale presupposto, ieri mattina nell’auditorium del Credem in Via Emila San Pietro, si è tenuto l’incontro “Un giornalismo al servizio della democrazia”, evento fissato nel palinsesto della nona edizione di “Noi contro le mafie”.

Non sempre il grande pubblico comprende le potenzialità della comunicazione, ed è così che nell’arco della mattinata si è voluto articolare un percorso di riflessione condivisa proprio su questo, scandendo il tutto con una serie di interventi.

Ad aprire i giochi è stato Antonio Nicaso, docente di storia delle organizzazioni criminali, con la sua personale testimonianza: «Scrivere e raccontare di mafie non è facile, la mia esperienza ne è un esempio, non solo per le minacce, bensì anche per le cosiddette “querele temerarie” di cui sono stato vittima. Esse portano a lunghi processi persone oneste e consistono in vere e proprie limitazioni alla libertà di stampa, per questo sostengo che l’unico giornalismo possibile debba essere quello onesto, coerente e consapevole, uno stimolo per il cittadino».

E proprio sulla base dell’importanza d’informazione per le persone comuni, parla Stefania Pellegrini, portavoce di Articolo 21 Emilia Romagna e docente di mafie e antimafia presso Bologna: «La collettività viene a conoscenza o meno delle cose attraverso la stampa, la quale ha questo grande potere di informare, non farlo o farlo male, alimentando in questo ultimo caso la forza della mafia. Per questo quello che si deve chiedere al giornalista non è neutralità, ma il coraggio di scegliere da che parte stare, informazione o disinformazione».

La mafia è intorno a noi, non lo sappiamo, ma si inculca anche in realtà che non penseremmo e a questo proposito esemplificativi sono stati gli interventi del professor Declan Hill, giornalista d’inchiesta, professore e autore del bestseller “The Fix” e del giornalista sportivo Falvio Tranquillo, sull’incursione della criminalità organizzata nello sport. Il primo offrendo i numeri e la dimensione di un mercato di scommesse sportive sempre più in crescita e di portata mondiale, il secondo riportando la propria personale esperienza: «Conosco realtà in cui i giocatori hanno denunciato i propri compagni per corruzione, non se ne parla molto, ma capita e credo questo sia un concreto caso di noi contro le mafie». «Una volta mi accontentavo di commentare la partita e lasciarmi trascinare dagli eventi – aggiunge Tranquillo – ora invece non mi basta più, ho capito che ognuno di noi deve interrogarsi chiedendo un informazione che ci dia realmente la dimensione delle cose». A suggellare la giornata, la testimonianza di “Giornalisti fra i banchi” da parte di alcuni studenti del liceo Regina Margherita di Palermo e il breve spettacolo della 3ªD dello “Zanelli”. —



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