Omicidio Montruccoli, pene confermate
Quattro Castella: la Cassazione ritiene colpevoli i due giovani albanesi. Hykaj già in cella, nel pomeriggio l’arresto di Tufa
Due ore d’udienza intense – martedì pomeriggio – in Cassazione, poi quasi allo scoccare della mezzanotte la Corte emette la sentenza che conferma la duplice condanna per l’omicidio con 14 coltellate di Marco Montruccoli e il tentato omicidio di Matteo Montruccoli con due fendenti, sangue versato il 2 febbraio 2015 in un appartamento alle Forche di Puianello.
Ventidue anni di carcere per il 32enne Fatmir Hykaj (l’esecutore materiale del delitto) e 13 anni al 31enne Daniel Tufa (per concorso nell’assassinio, avendo bloccato Matteo Montruccoli mentre accorreva in aiuto del fratello). Dei due albanesi, solo Hykaj è in cella da tempo alla Pulce, mentre per Tufa le porte del carcere si sono aperte ieri pomeriggio (era agli arresti domiciliari in una comunità, ora è ristretto a Massa Carrara). Confermata la provvisionale sui 300mila euro per le otto parti civili (in sintesi Matteo Montruccoli e i suoi genitori nonché la sorella, la vedova e le tre figlie della vittima).
Ma facciamo un passo indietro e torniamo all’evolversi dell’udienza decisiva in Cassazione. L’avvocato difensore Carlo Taormina ha subito avanzato un’istanza di rinvio dell’udienza, finalizzato ad attendere la riforma della legittima difesa domiciliare approvata di recente in Parlamento ma che entrerà in vigore solo una volta pubblicata sulla Gazzetta ufficiale. Istanza subito contrastata dal procuratore generale e dai legali di parte civile (Marco Fornaciari e Giovanni Tarquini) che ritengono quella nuova norma del tutto estranea al procedimento. Il collegio giudicante – presieduto da Antonella Mazzei – si ritira in camera di consiglio ed in pochi minuti boccia la richiesta della difesa. A questo punto si entra nel merito del ricorso presentato dall’avvocato Taormina: cinque punti, di cui quattro incentrati sulla legittima difesa e la non applicazione da parte della Corte d’assise d’appello delle attenuanti generiche ai due imputati. Il quinto punto riguarda, invece, il ritorno al giudizio di secondo grado a Bologna, perché secondo il difensore va risentito Matteo Montruccoli (su quando venne bloccato da Tufa) ma con le garanzie del contraddittorio (mossa che se accolta porterebbe all’annullamento della sentenza d’appello). Cinque motivazioni del ricorso, in precedenza rispedite al mittente sia dal procuratore generale, dai due avvocati di parte civile che hanno parlato per circa un’ora.
Alle cinque di pomeriggio la Corte chiude l’udienza (a cui sono presenti i genitori, la sorella e la vedova di Marco Montruccoli), per poi rientrare in aula nel cuore della notte: dichiara inammissibili i primi quattro punti indicati dalla difesa e rigetta il quinto motivo d’impugnazione. Il che conferma la sentenza di secondo grado e rende definitive le pene per i due albanesi (quest’ultimi non hanno partecipato alla “tappa” giudiziaria divenuta decisiva).
Soddisfatti i due avvocati di parte civile. «Si è concluso un lungo percorso processuale – dice Marco Fornaciari – rimane aperta la questione del risarcimento-danni a cui gli imputati non hanno ancora provveduto». Gli fa eco Giovanni Tarquini: «La risposta processuale dello Stato c’è stata, giusta ed equilibrata rispetto ad un fatto così grave. La soddisfazione sta nel fatto che anche la Cassazione ha riconosciuto l’insussistenza della legittima difesa». —
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