Artoni, 5mila euro lordi e un altro anno di cassa per chi non va in Fercam
Firma finale ieri al ministero tra sindacati e azienda Corsa contro il tempo per agganciare l’ammortizzatore
Il crac di Artoni sta arrivando a una prima svolta. Ieri, infatti, dopo una riunione fiume e diversi incontri, è stato firmato l’accordo definitivo tra ministero, azienda e sindacati, che sancisce il passaggio definitivo di 143 dipendenti in capo alla Fercam dopo l’affitto d’azienda. La novità riguarda il destino dei 40 lavoratori che non fanno parte del “salvataggio”: rimarranno in capo alla procedura gestita dal commissario straordinario Franco Maurizio Lagro, e per i quali verrà concesso un altro anno di cassa integrazione oltre a 5mila euro lordi per il successivo licenziamento che aprirà le porte a due anni di Naspi, la “nuova” disoccupazione.
L’incentivo è una goccia nel mare di debiti, ma peserà comunque sulla procedura, che dovrà sborsare di tasca propria i soldi da versare ai dipendenti.
La firma è quindi definitiva ma se Fercam e Artoni non vanno a rogito prima del 19 aprile per suggellare il passaggio del ramo, rischia di saltare il piano.
Il 19 scadono infatti sia la cassa integrazione straordinaria sia l’affitto del ramo.
«La data è fatidica perché se non hanno ancora fatto il passaggio salta l’ulteriore anno di cassa integrazione» dice Cristina Mameli della Filt-Cgil di Reggio. «Abbiamo in pratica confermato il verbale che avevamo siglato in Confindustria ma definendo tutto il perimetro dell’operazione che, lo dico da ex dipendente di Artoni, risolve la vertenza ma lascia comunque l’amaro in bocca per la fine di un’azienda di quel calibro». Confermati quindi i salvataggi e le coperture per chi non avrà più un lavoro. Il passaggio poi dei 143 lavoratori in seno alla Fercam contempla un non scontato mantenimento di tutti i diritti acquisiti fino ad oggi in Artoni.
Altro passaggio che dovrà andare a rogito sono anche le cessioni alla immobiliare Prelios, che con Fercam aveva portato 48 milioni di euro nelle casse della Artoni trasporti. Lo stato passivo arriva però a sfiorare i 180 milioni di euro. —
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